Hardcore!

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5.5 Awesome
  • voto 5.5

Quando il cinema diventa videogame

Hardcore! è il primo film della storia del cinema girato interamente in soggettiva.
Parte subito con dei bei titoli di coda accompagnati da una ballad altrettanto bella. ll protagonista (che viene identificato con lo spettatore al cento per cento, ed è quindi un “te stesso”) viene svegliato da (cosa? Un coma? Uno svenimento? Un’uccisione?) una donna che afferma di essere sua moglie. Si accorge subito dopo di essere senza un braccio e senza una gamba. La donna/moglie risolve subito il problema impiantando degli arti meccanici. Subito dopo vi è l’incursione di misteriosi uomini che vogliono ucciderlo/ti. La moglie viene rapita. Da chi?
Da questo momento in poi il film è un’escalation progressiva di violenza (fin troppo sopra le righe), splatter, uccisioni, inseguimenti, bombardamenti, e tanto, tanto sangue. Un film che è ispirato ai videogames sparatutto, che per loro natura sono anch’essi in soggettiva in modo da permettere al giocatore/spettatore di identificarsi totalmente.
Hardcore! è ispirato al video musicale Bad Motherfucker realizzato dallo stesso regista Ilya Naishuller. Il video in questione è diventato un vero e proprio fenomeno virale raggiungendo oltre i 120 milioni di visualizzazioni in tutto il mondo. Il produttore Timur Bekmambetov ha poi fatto il resto incoraggiando il regista a dirigere un lungometraggio e finanziandolo.
All’anteprima milanese del film – a parte la stampa – era presente un folto gruppo di ragazzini/nerd. Alla fine del film c’è stato un applauso quasi unanime da parte della sala (“quasi” perché l’applauso proveniva dal secondo gruppo, di gran lunga più numeroso). C’è da dire che il lungometraggio mantiene completamente le premesse del trailer. È in effetti un videogioco senza un attimo di tregua. A parte un paio di rari momenti di relax e/o di gag splatter anche simpatiche, che sono necessarie per lo spettatore, in cui si cerca di spiegare – o anche inventare al momento – qualcosa della trama quasi inesistente.
Il film ricalca pedissequamente l’estetica dei videogames sparatutto. Sarà stato, senza ombra di dubbio, un film molto complesso da realizzare sul piano tecnico; in quanto la macchina da presa (chiamata GoPro) è stata montata in testa ai vari stuntmen (con equipaggiamenti creati ad hoc) che si sono “alternati” nel ruolo del protagonista. È  stato girato a Mosca in location reali e le riprese in computer grafica sono ridotte al minimo.
All’anteprima riservata alla stampa, dopo il film, nella sala stessa, c’è stato un dibattito fra alcuni critici cinematografici, esperti di videogames e comunicazione. Si è parlato di trait d’union fra cinema e videogames, di «nuova estetica cinematografica creata dalla commistione dei due linguaggi», si è parlato di un’operazione speculare a quella compiuta da Robert Rodriguez ed il suo Sin City (in quel caso l’altro elemento/linguaggio era il fumetto di Frank Miller), di un film girato interamente in piano-sequenza (in realtà ci sono – nel corso del film – tanti micro-raccordi neanche tanto nascosti) di «linguaggio innovativo che da nuova linfa vitale al cinema action che è ormai arrivato alla frutta»…
Sinceramente ho trovato il film un piacevole divertimento e nulla più. I 90 minuti passano molto velocemente. La mia sarà anche una visione arcaica, retrograda e conservatrice ma per me questo non è cinema.
Ed ora vado a rivedermi Una donna nel lago di Robert Montgomery del 1947. Un vero film girato in soggettiva.

Alessio Cacciapuoti

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