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Fiume o morte!

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VOTO: 4,5

Dissacrazioni a buon mercato: molto meglio una visita al Vittoriale

Nella sua natura composita la sezione “Neuropatie. Il cinema e la cura dei traumi del corpo europeo” ha rappresentato per il Premio Amidei 2025 una stimolante intersezione di sguardi, talvolta centrati, altre volte un po’ meno. La discriminante può essere in qualche caso proprio una differente valutazione delle necessità del presente e della scomoda eredità di un passato che sfugge (o dovrebbe sfuggire) a letture troppo omologate. Se ad esempio in Cutro, Calabria, Italia la vocazione umanistica del cinema di Mimmo Calopresti ci è parsa la chiave di lettura ideale, per rapportarsi con la giusta empatia alla complessità del fenomeno migratorio e alla tragedia delle morti in mare, molto più gratuito, superficiale, finanche greve ci è parso il gusto della dissacrazione in Fiume o morte! di Igor Bezinović. Laddove la “neuropatia” più evidente è per noialtri la pervicace ossessione del cineasta croato di utilizzare strumenti anche “graziosi”, quali possono essere la docu-fiction, il situazionismo e l’estetica post-moderna, semplicemente allo scopo di “smontare” programmaticamente la figura di Gabriele D’Annunzio e ridurre l’esperienza storica della Reggenza italiana del Carnaro (senz’altro contraddittoria ed effimera ma foriera di straordinari fermenti e di un irriducibile vitalismo) a una sorta di “freak show”, del quale farsi beffe senza starci a pensare due volte. Non se ne vede poi la ragione. Che si valuti positivamente o meno l’esperienza fiumana, che oltre a un genuino e ardente patriottismo aveva in sé notevoli potenzialità (vedi il ruolo delle donne o quella Carta del Carnaro scritta dal sindacalista rivoluzionario Alceste De Ambris con la supervisione letteraria del Vate stesso), si è trattato per l’appunto di un esperimento di breve durata. Dopo i tragici eventi della Seconda Guerra Mondiale l’impronta multi-culturale di Fiume all’epoca dell’Impero Austro-Ungarico è di fatto svanita, l’esodo giuliano-dalmata ha ridotto di molto la presenza italiana e il nome ufficiale della città è quello croato, Rijeka. Accanirsi in modo così pervicace e neanche troppo velatamente “anti-italiano” (l’autore pare provarci gusto a intervistare in strada concittadini per i quali l’equazione “italiani uguale fascisti” si ripete stancamente, neanche vivessero ancora nella Jugoslavia del Maresciallo Tito) contro certe memorie storiche, persino in tempi di dilagante “cancel culture”, ha più che altro un effetto ectoplasmatico.

Ci si perdoni la forse bislacca associazione di idee, ma a parte qualche lampo di leggerezza i toni sarcastici di Fiume o morte! ci hanno riportato concettualmente al livore che Emil Cioran imputava ai primi cristiani, nei confronti del paganesimo agonizzante, in un testo ancora oggi illuminante come Il funesto demiurgo: “Niente è più odioso di coloro che difendono una causa, in apparenza compromessa ma in realtà vincente, e non riescono a contenere la loro gioia all’idea del trionfo, né a impedirsi di volgere in altrettante minacce i loro stessi terrori.

Qualcuno forse si sorprenderà a veder sminuita quell’impronta satirica e le a tratti apprezzabili venature meta-cinematografiche, che pure sono presenti nel film. Un lungometraggio che peraltro, sarebbe disonesto non ricordarlo, ha vinto la Tiger Competition del 54° International Film Festival Rotterdam e ha generalmente ottenuto un discreto successo di critica. Eppure, la stessa varietà di strumenti espressivi pare ridurre l’ambito del post-moderno, in cui si muove con una certa agilità Bezinović, a mero pretesto di una dissacrazione continua.
I presupposti del film sono fondamentalmente questi: dopo aver avviato una ricostruzione della presenza di D’Annunzio a Fiume attraverso quelle interviste in strada, dall’esito perlopiù becero o inconcludente, il regista si affida ai più volenterosi dei suoi concittadini per girare brevi sketch situazionisti e fare così il verso allo sterminato materiale iconografico, risalente proprio all’impresa fiumana: fotografie, cartoline, dipinti e brevi filmati, passati poi alla Storia. L’effetto le prime volte è anche buffo, straniante, ma quell’ostinazione nel far emergere solo un versante caricaturale e grottesco di tale vicenda storica, con un’insistenza assai sospetta riscontrabile anche nei commenti della voce fuori campo, alla lunga può infastidire o semplicemente venire a noia. Sempre che non si abbia caratterialmente un fondo di frustrazione e masochismo che comporti chissà quale godimento, nel veder ridotti a macchiette veri e propri giganti del Novecento quali erano, senza ombra di dubbio, il Barone Guido Keller, la pianista Luisa Baccara, “l’ospite inatteso” Guglielmo Marconi o D’Annunzio stesso.

Ciononostante Fiume o morte!, “depurato” all’occorrenza delle intenzioni iconoclaste dell’autore, può rappresentare per la ricchezza delle fonti uno stimolo a recuperare in autonomia il senso e le tracce di quell’avventura chiusasi tragicamente nei primi giorni del 1921, dopo il cosiddetto “Natale di sangue”. Il vasto archivio fotografico che ha ispirato Igor Bezinović è ad esempio ben rappresentato in Fiume – Un racconto per immagini dell’impresa di D’Annunzio, bel volumetto firmato da Mimmo Franzinelli e Paolo Cavassini ed edito di recente dalla goriziana LEG. Mentre la parte conclusiva dello stesso Fiume o morte!, dove si moltiplicano i riferimenti a quel rifugio incantato e fuori dal tempo che fece da sfondo agli ultimi anni di vita del Vate, il Vittoriale degli Italiani, dovrebbe spingere “novelli Legionari” (e “Legionarie”) a far subito rotta per il Lago di Garda e ammirare così non soltanto un luogo unico nel suo genere, ma anche l’ottima opera di valorizzazione portata avanti negli anni da Giordano Bruno Guerri. Visto poi che abbiamo trovato il film di Igor Bezinović così “di parte”, vogliamo esserlo anche noi, rispondendo alla sua provocazione coi versi di una canzone parimenti provocatoria, ma di orientamento opposto in quanto celebrativa di tale impresa: “Asso di cuori”, brano dedicato dalla band Ardimento romantico al già menzionato Guido Keller, personaggio di grande carisma (e notoriamente bisessuale) ugualmente sepolto per volontà di D’Annunzio al Vittoriale. Nel monumentale Colle delle Arche.

Amare un uomo o una donna / non è un fatto di voglia / al cuore lascio la libera scelta / di scoprirlo ogni volta.
Non importa agli amici / chi mi porto nel letto / per noi Legionari di Fiume l’Italia / è l’amore perfetto

Stefano Coccia

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