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Filhos do Meio: South Side Hip Hop Stories

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VOTO: 7,5

Segui l’hip hop e conoscerai il mondo: benvenuti in Portogallo!

Nella quinta edizione dell’Hip Hop CineFest i documentari, sia lunghi che brevi, hanno fatto in qualche modo la parte del leone, poiché espressione diretta e graffiante di quanto la cultura hip hop nelle sue varie forme (rap, graffiti, DJ e break dance) ha realizzato e va ancora creando in giro per il mondo.
Ecco, il piccolo tour mondiale che tale festival rappresenta si arricchisce ogni volta di nuove tappe. Concordiamo pertanto con l’entusiasmo contagioso e assai diffuso per la tappa lusitana di tale viaggio, entusiasmo che ha portato chi di dovere a premiare Filhos do Meio: South Side Hip Hop Stories (2025) di Luís Almeida quale miglior film in una delle categorie più importanti: Documentary Feature.

Corposo documentario sulla scena hip hop portoghese, passata al setaccio dal suo affermarsi in quartieri decisamente difficili fino alle derive contemporanee, Filhos do Meio – South Side Hip Hop Stories ha il suo epicentro, geograficamente parlando, in Almada e Miratejo, comuni tangenti all’area metropolitana di Lisbona caratterizzati da un sostrato popolare profondo e da conflitti sociali di una certa intensità. Terre di frontiera, per certi versi. Zone periferiche per cui l’hip hop, autentico collante a livello comunitario, ha rappresentato anche in passato un antidoto alle violenze e al desiderio di supremazia degli skinheads o di altre formazioni xenofobe, allorché nel convulso periodo tra la fine della dittatura e le prime conseguenze del 25 aprile 1974 (la cosiddetta Rivoluzione dei Garofani) tutte le contraddizioni di un tormentato processo di decolonizzazione venivano a galla.
In primo piano quindi un forte impegno civile. Assieme alla volontà di fare rete, di abbattere attraverso la musica e le altre arti la diffidenza tra bianchi e neri, confluiti questi ultimi nelle periferie portoghesi dalle vecchie colonie. Fondamentale, poi, come in altri paesi in cui abbiamo “viaggiato” attraverso il festival, quel passaggio agli albori del movimento dall’utilizzo dell’inglese a quello della lingua portoghese, che oltre ad assicurare un’identità più marcata alle rime del rapper di turno possiede indiscutibilmente una musicalità non comune. Scopriamo così che nella terra del “Fado” hanno agito collettivi animati da una grande energia, come NEXO e Máfia Suliana. Ma anche che all’interno di questo movimento così combattivo, vivace, multietnico e attento alle spinte dal basso opera una componente femminile tutt’altro che trascurabile e di grande personalità.

Stefano Coccia

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