Dogs of Berlin

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

È ordine o caos

I tedeschi sono un popolo che ama ordine e regole. La cosa non è un luogo comune e chiunque abbia passato un certo tempo in Germania può testimoniarlo. I tedeschi sono ordinati, organizzati, quasi l’antitesi di noi italiani. Un discorso simile, affrontato in maniera tanto ampia e generica, può certo far cadere nell’errore del luogo comune, della rappresentazione macchiettistica, ma risulta tuttavia difficilmente negabile; i tedeschi hanno una forte vena di ordine e disciplina tra le loro caratteristiche precipue.
Christian Alvart, regista e produttore tedesco che iniziò a farsi notare all’inizio degli anni Duemila, e che però uscì dai radar internazionali dopo Pandorum – L’universo parallelo (2009), ben testimonia la rigidità germanica in tema di morale con questo suo serial televisivo intitolato Dogs of Berlin.
Appartenente al genere poliziesco, noto in Germania come Krimi, la serie vede questo suo alveo di genere adoperato per portare avanti un’analisi dell’anima, personale e collettiva.
Tra i temi favoriti dai tedeschi questa analisi, tuttavia, viene affrontata in maniera differente rispetto a come potrebbero fare gli scandinavi: altra popolazione per la quale la riflessione sull’anima è tematica centrale ed importantissima.
Quest’ultimi hanno un atteggiamento più meditativo, si interrogano su tali temi. I tedeschi, invece, più che riflettere analizzano e giudicano. Se per gli scandinavi è una questione di auto-miglioramento, personale e comunitario, per i tedeschi è una questione tra ordine e barbarie.
Non dovrebbe dunque stupire il grande successo che il genere Krimi continua a riscuotere in Germania, giacché ha al suo centro la lotta tra i tutori dell’ordine e i criminali, qui visti come agenti del caos. La serie di Alvart si cala perfettamente nella tradizione del genere riuscendo a rinnovarlo.
Se da una parte è innegabilmente un prodotto tedesco, dall’altra tradisce un certo gusto e stile americani, che però appaiono ben amalgamanti nella struttura principale e non risultano dunque posticci.
Un elemento che forse può causare un poco di fatica nello spettatore è un ritmo narrativo piuttosto lento, soprattutto nella parte centrale. Possiamo dire che proceda con teutonica compostezza, più attento a tracciare i singoli profili ed analizzarli che non ad avvincere con la narrazione poliziesca; ma questa è una caratteristica del genere Krimi fin dai tempi di Derrick e Der Kommissar, alla quale solo Squadra speciale Cobra 11 ha saputo sfilarsi con successo.
Il ritmo lento tuttavia non impedisce di appassionarsi alla vicenda che risulta comunque capace di tenere avvinto lo spettatore fino alla fine. Merito certo degli autori e della loro capacità di creare personaggi non banali e di un cast capace di dar loro efficacemente corpo, su tutti i due attori protagonisti Felix Kramer (Kurt Grimmer) e Fahri Yardim (Erol Birkan) i quali all’interno della storia fungono da fulcro delle contraddizioni insite nella società tedesca e mostrate dalla serie.

Luca Bovio

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