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Desiré

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VOTO: 7

Percorso di formazione

Fa riflettere Desiré, l’opera prima diretta da Mario Vezza (classe 1983), vincitrice del premio come miglior film italiano ad Alice nella città, sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma 2023, e presentata due giorni fa alla sedicesima edizione dell’Ortigia Film Festival, alla presenza di Enrico Lo Verso, uno degli attori della pellicola e dello stesso Vezza.
Protagonista della storia è Desiré, interpretata dalla bravissima esordiente Nassiratou Zanre, sedicenne senegalese, che abita insieme alla madre in un basso napoletano, situato in uno dei quartieri più degradati e pericolosi della città campana. La ragazza è costretta, purtroppo, dalla madre tossicodipendente a spacciare erba per conto di un boss del quartiere, e proprio per questo, arrestata dalla polizia e condotta al carcere minorile di Nisida, dove farà la conoscenza di alcune persone tra cui un insegnante di teatro, interpretato da Enrico Lo Verso. Quest’ultimo tramite la recitazione le farà scoprire una passione che la condurrà, inevitabilmente, a fare i conti con una nuova consapevolezza, che segnerà in positivo la sua vita.
Ci sono temi molti importanti in quest’opera, come l’immigrazione, la tossicodipendenza e la detenzione. Non si può che pensare a Mare Fuori, la serie cult di Raidue, seguita da milioni di spettatori, guardando l’opera di Mario Vezza, proprio perché quasi una buona parte dell’opera è ambientata al carcere di Nisida. Ed è proprio attraverso lo sguardo melanconico di Desiré, che lo spettatore si inoltra in un contesto dove molti giovani sono costretti a scontare una pena, guardando fuori da quelle sbarre il tempo che scorre, inesorabile. Il regista segue gli sguardi di quelle ragazze, cogliendo anche nei silenzi una rabbia per un futuro negato, segnato più da incertezze che certezze. L’idea del film nacque un paio di anni fa attraverso una serie di interviste fatte a dei detenuti, divenuto in seguito un documentario, ma lancia un messaggio a coloro che lo guardano, ed è proprio quello di rinascere dalle proprie ceneri, scoprendo delle passioni, come quella che Desiré scopre per il teatro, attraverso il suo bravissimo insegnante, che le fa interpretare un testo importante come l’Amleto di William Shakespeare. Anche il finale, non per niente consolatorio, sembra lanciare una speranza volta a un futuro migliore, che ponga fine a un’infanzia e un’adolescenza negata, fatta di divieti, sacrifici e di innumerevoli giorni identici l’uno all’altro. Ma è proprio attraverso questo finale che riusciamo a cogliere, in maniera impercettibile, un cambiamento che segnerà in maniera positiva il percorso di crescita di Desiré. Un’opera che descrive come l’arte e la cultura, possono essere degli strumenti utili per crescere e migliorarsi, senza mai arrendersi alle avversità della vita.

Giovanna Asia Savino

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