Fede, amore, e pasticceria siciliana
Pierfrancesco Diliberto in arte Pif, torna alla regia per la quarta volta, e dirige …che Dio perdona a tutti. Il film è tratto dal suo omonimo romanzo, e pone l’attenzione sulle contraddizioni del cristianesimo applicato al modus vivendi contemporaneo.
Arturo, portato in scena dal regista in persona, è un abile agente immobiliare, capace di incarnare alla perfezione i comandamenti del suo capo (Francesco Scianna), enunciando i pregi, a volte anche presunti di un appartamento in vendita e omettendo gli eventuali difetti. Il suo personaggio non ha dubbi riguardo l’esistenza di Dio, egli infatti ritiene che non esista, anzi, in forma confidenziale, crede sia una gran minchiata. La sua passione sono i dolci, e filma ogni tipica prelibatezza della tradizione pasticcera palermitana, postando sui social analisi su ricette e gusto. La fame di zuccheri cela anche l’assenza della sfera affettiva, che ignora in realtà completamente. Si sa però che il destino è beffardo, o in questo caso si può dire che le vie del signore sono infinite, poiché sulla strada di Arturo vi è un incontro che metterà in discussione la sua vita da single, e il suo disfattismo religioso.
Flora Guarneri (Giusy Buscemi), è figlia e unica erede di un glorioso pasticcere che ha dato lustro alla tradizione palermitana, e fervida credente, un mix che parrebbe la sintesi di una perfetta dicotomia nella visione di Arturo. Egli però è ignaro del fatto che proprio lei sarà la scintilla, che innescherà nella sua vita un amore improvviso, ma anche una serie di malintesi, guai e svolte inaspettate. Il film di Pif rievoca scene e ispirazioni che pescano direttamente dalle visioni mistiche di fantozziana memoria, senza accrescerne però la suggestione. Il racconto alterna momenti romantici, crisi spirituali e scene comiche che non rimangono impresse, tant’è che nelle quasi due ore di film il ritmo è discontinuo. Fragile infatti sembra essere il pretesto per una commedia sulle contraddizioni della fede di un cristiano quasi per caso, poiché proprio Arturo per amore si farà carico della parola di Gesù. Le visioni si paleseranno nella persona che a tutti gli effetti sembra essere Papa Francesco (Carlos Hipolito), non prima di una ricca scorpacciata di ben 35 pasticcini, durante il periodo della crisi con Flora. Un intero vassoio di sciù che hanno anche un effetto sciamanico, facendo da ponte con il Papa. Allegoria che vuole la tradizione pasticcera palermitana nell’alto della cosmogonia dolciaria. Bugie e omissioni, però, in …che Dio perdona a tutti hanno causato una frattura nel rapporto tra Arturo e Flora, e la fede si tramuta in una consolazione simile a quella che egli provava mangiando dolciumi. Il calvario sentimentale sarà molto duro e, sì, c’è anche la Via Crucis, che rammenta una similitudine tra il protagonista e l’architetto Melandri, incarnato all’epoca da un immenso Gastone Moschin in Amici miei – Atto II di Mario Monicelli.
Il cineasta siciliano, durante un incontro avuto con Papa Bergoglio, gli aveva confidato di essere alle prese con un libro ispirato proprio alla sua persona. L’adattamento dallo stesso ha generato un lungometraggio dallo spunto di partenza originale, ma che si perde strada facendo, con la netta sensazione di aver compiuto un passaggio a vuoto.
Fabrizio Battisti









