Bombshell – La storia di Hedy Lamarr

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7.0 Awesome
  • VOTO 7

Bellezza maledetta

Per moltissimi Hedwig Eva Maria Kiesler, meglio conosciuta come Hedy Lamarr, è una delle tante dive del passato alle quali la vita dentro e fuori dai set ha regalato innumerevoli soddisfazioni e altrettante cocenti delusioni. Croce e delizie di un mondo, quello della Settima Arte, che ieri come oggi ci mette un battito di ciglia a gettarti nel dimenticatoio. Dell’’attrice e inventrice austriaca naturalizzata statunitense si è sempre parlato più degli scandali e delle relazioni sentimentali che delle sue performance sul grande schermo, alcune delle quali impresse nella memoria come La febbre del petrolio, Sansone e Dalila o Estasi, quest’ultima rimasta per decenni una macchia indelebile nella sua carriera e nella sua esistenza in generale. La pellicola di Gustav Machatý del 1933, infatti, conteneva la prima scena di nudo integrale in un film, aspetto che contribuì alla sua fama, pur essendo oggetto di censure e talvolta rimosso dal mercato. La Lamarr fu il primo bersaglio della campagna denigratoria che si scatenò sull’opera e nel bene e soprattutto nel male fu lei a doverci fare i conti negli anni avvenire.
Questo è però solo uno dei tanti capitoli di una vita fatta di alti e bassi, gioie e dolori, cadute e risalite continue, entrato a fare parte di Bombshell, il documentario che Alexandra Dean ha dedicato alla Lamarr per raccontare a 360° la sua lunga e avventurosa odissea umana, ma anche per rendere noti a chi non la conoscesse o la conoscesse in minima parte, tutti quegli aspetti inediti o poco dibattuti che ne hanno segnato il percorso. Sta qui il merito del progetto firmato dalla regista e produttrice statunitense, ossia quello di avere dipinto sulla tela dello schermo un ritratto sincero e onesto, capace di esplorare e restituire alla platea con il giusto equilibrio tanto la sfera pubblica che quella privata.
Il risultato è una biografia classica nella forma e nell’architettura narrativa, simile a molte altre apparse al cinema e in televisione. Per cui non c’è da aspettarsi idee e soluzioni inediti dal punto di vista drammaturgico e visivo, bensì il solito highlights più o meno cronologicamente lineare di eventi e volti che si sono susseguiti e sono entrati a vari livelli a fare parte della storia della protagonista. La Dean fa dunque lo stretto necessario e lo fa con precisione e cura, mettendo insieme e in ordine i tasselli del mosaico. Questo ricorrere allo schema basico per un documentario biografico può rappresentare un limite e una dimostrazione di pigrizia da parte dell’autrice, ma a quanto pare sono i contenuti e il racconto che ne deriva a rappresentare la sua principale preoccupazione. E infatti è il racconto orale e a più voci (di amici, parenti, registi, storici, attrici, critici cinematografici) il solo e unico motore portante di Bombshell, presentato nel programma della 26esima edizione di Sguardi Altrove Film Festival e distribuito in Italia da Feltrinelli Real Cinema e Wanted. Le testimonianze raccolte dall’autrice si trasformano in una sorta di coro greco che va ad alimentare quello che poi, a conti fatti, rappresenta il vero baricentro, ossia un’intervista audio inedita ritrovata per caso nel 2016 in un nastro nella redazione di Forbes. Le parole dell’attrice scomparsa sedici anni prima fanno da linea guida alla timeline, accompagnata di volta in volta da estratti di film, materiali d’archivio audio, video e fotografici.
>Ne scaturisce un viaggio nel tempo alla (ri)scoperta di una figura sulla quale si era detto poco e male. Bombshell ha dunque un valore storico ancora prima che artistico, che porta sul grande schermo aspetti chiave che per tanti decenni erano stati trascurati e volutamente messi da parte per fare sciacallaggio sui segmenti più dolorosi e scandalistici della vita della Lamarr. Per questo consigliamo caldamente il recupero di questo ritratto a lei dedicato, utile a scoprire tutti gli altri aspetti meno noti della sua esistenza, a cominciare dalla querelle nata in seguito allo sviluppò insieme al compositore George Antheil di un sistema di guida a distanza per siluri. Il brevetto consiste in un sistema di modulazione per la codifica di informazioni da trasmettere su frequenze radio, verso un’entità che li riceverà nello stesso ordine con il quale sono state trasmesse. Praticamente ignorato durante la Seconda Guerra Mondiale dalla Marina statunitense, è alla base

Francesco Del Grosso

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