Diari di bordo sull’orlo dell’Apocalisse
Tra i tanti progetti cinematografici realizzati in corrispondenza della cosiddetta “pandemia”, Bitácoras si è rivelato invero uno dei più affascinanti. Sin dal titolo scelto per raccogliere i contributi audiovisivi che lo compongono. Ci è stato infatti spiegato che con questo termine, “bitácora”, nei paesi di lingua spagnola si intendeva in principio l’armadietto preposto sulle navi a custodire la bussola e, per l’appunto, le carte di viaggio, poi per estensione qualsiasi diario di bordo redatto durante un viaggio per mare o comunque molto lungo. Quale termine migliore di questo, per alludere a quel viaggio sull’orlo di un baratro fino ad allora inimmaginabile, compiuto dall’umanità a partire dal 2020?
Presentato il 7 novembre nella seducente cornice di Casa Argentina a Via Veneto, Roma, in occasione del 16° Festival di Cinema Spagnolo e Latinoamericano in Italia, Bitácoras è pertanto un progetto collettivo voluto e coordinato dalla cineasta, produttrice argentina Vanessa Ragone, la quale ha chiamato a raccolta ben 5 tra le più quotate registe del proprio paese, affinché esprimessero per immagini l’evolversi dei loro processi creativi in tempi di “lockdown” e restrizioni pandemiche, probabilmente meno dure di quelle deliranti sperimentate dalla popolazione italiana ma ugualmente in grado di incidere sull’immaginario personale e collettivo. Elenchiamo innanzitutto i vari contributi: “2020: Lo strato sottile della terra” di Albertina Carri; “Fatto a mano” di Julia Solomonoff; “Diario rurale” di Laura Citarella; “Dopo il silenzio” di María Alché, e “I Quaderni di Maschwitz” di Natalia Smirnoff.
Assai differenti tra loro i punti di vista adottati, come era lecito attendersi. Proprio il primo dei cinque cortometraggi che, assemblati insieme, danno corpo e anima a Bitácoras, è quello che ci ha suggestionato più in profondità. “2020: Lo strato sottile della terra” ridà voce infatti alla Terra, alla Natura, ai suoi cicli, tutto fotografato in quella fase durante la quale le tracce della presenza umana si erano fatte più deboli, in maniera volendo analoga a quanto visto, di recente, nell’ancor più sperimentale 21… del film-maker indiano Liya Hitesh. Oltre che filosoficamente fondato, stupefacente il modo in cui Albertina Carri ha saldato tra loro tali riprese durante il montaggio. Parimenti orientato verso l’elemento paesaggistico e il regno animale (coi suoi indimenticabili “porcellini coraggiosi”) il terzo corto del lotto, “Diario rurale” di Laura Citarella (regista peraltro di quel Trenque Lauquen la cui uscita in sala è ormai prossima), molto applaudito in sala. Tra i lavori volti invece a esplorare più da vicino la dimensione antropologica, umana, particolarmente originale e incisivo a livello di immagini ci è parso “I Quaderni di Maschwitz” di Natalia Smirnoff. Da lodare comunque l’intero mosaico di brevi poemi visivi, per aver evitato accuratamente i luoghi comuni riuscendo invece a penetrare sotto la superficie di un così delicato momento storico.
Stefano Coccia









