Better Call Saul

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8.5 Awesome
  • voto 8.5

La legge del più folle

Il bello di molte serie televisive americane (e non solo) sta nella capacità di ognuno di noi di immedesimarsi nel personaggio della storia. Quanti di voi si sono messi nei panni di un professore malato di cancro che non può permettersi le cure necessarie a causa di un sistema sanitario iniquo e che privilegia solo chi ha le tasche piene di soldi? Alzi la mano chi avrebbe avuto il coraggio come Walter White in Breaking Bad di invischiarsi con la malavita messicana fabbricando metanfetamine per il cartello per permettersi la chemioterapia. Molti risponderebbero di no, per una questione di principio morale, ma non è da escludere la soluzione opposta, perché le ragioni del protagonista sono tutt’altro che infondate. Di fronte a un futuro ormai segnato, si è disposti a tutto pur di lasciare il denaro sufficiente per la sussistenza della propria famiglia, dalla retta universitaria per i figli tutt’altro che accessibile, a un buon fondo pensione in grado di garantire benessere anche in situazioni difficoltose. Questi ragionamenti sono, infatti, funzionali se si ha di fronte un racconto che possiede tutti gli elementi necessari alla comprensione delle scelte dei personaggi, senza lasciare, come spesso capita, nulla al caso.

Altro aspetto sicuramente interessante è conoscere “le vite degli altri” personaggi della serie, citando il film tedesco di Florian Henckel von Donnersmarck. Come nella storia del capitano Gerd Wiesler, anche lo spettatore si mette le cuffie e ascolta, in perenne silenzio, le conversazioni di chi si trova oltre il muro, conoscendo ogni piccolo segreto. Il muro, in questo caso, rappresenta la quarta parete televisiva, mentre gli avvenimenti osservati sulla scena in Better Call Saul, lo spin-off creato da Vince Gilligan e Peter Gould, ripercorrono a ritroso la vita dell’avvocato Jimmy McGill, alias Saul Goodman. Il rischio di serie tv come queste, dove si conosce già la fine del soggetto in questione, è di rimanere nell’ombra, diventando solamente un misero ramo alle dipendenze di quello che è stato il racconto principale, soprattutto se questo ha ricevuto riconoscimenti non solo dal pubblico ma anche dalla critica, che ha definito Breaking Bad una delle serie più riuscite. Gilligan, nonostante le premesse, è riuscito in queste prime tre stagioni ad attribuire totale autonomia alla storia, seppur con riferimenti narrativi che, nel corso del tempo, si riferiscono a persone e a eventi accaduti negli episodi con protagonisti Walter White e Jesse Pinkman.

La prima stagione si concentra su ciò che era Saul Goodman, soprattutto in seguito ai tragici avvenimenti raccontati nel primo grande racconto dove inizialmente è comparso. Nel 2002 era un avvocato alle prime armi, dopo aver conseguito la laurea all’insaputa di suo fratello Chuck, uno dei fondatori ad Albuquerque della HHM, una grossa impresa che si occupa di assistenza legale. Principalmente Jimmy opera su piccoli casi, dai furti alle truffe sugli anziani, ed è proprio quest’ultimo che sarà al centro del suo lavoro, sebbene la causa contro l’azienda Sandpiper, del valore diversi milioni di dollari, abbia ricevuto l’interesse anche dello studio del fratello, deciso più che mai a prendersi il merito e, allo stesso tempo, di allontanare Jimmy dall’avvocatura, visto il suo passato turbolento e con una fedina penale più vicina al grigio che al bianco limpido. Guardando il bicchiere mezzo pieno, la scoperta del raggiro di denaro sui risparmi dei poveri anziani da parte di quell’azienda ha dato una nomea non indifferente a un novellino come lui, che nella seconda stagione, spinto anche dalla fidanzata e collega Kim, viene assunto alla Davis and Main, anch’essa nel settore legale. Lui è tuttavia avverso alla cooperazione, e il suo istinto e il suo carattere eccentrico sono punti che non gioveranno alla sua carriera, mettendo a rischio anche quella della sua ragazza, che si trova a compiere una faticosa consulenza verso la banca americana Mesa Verde.

La domanda anche qui si ripropone, come in Breaking Bad: quanto si è disposti a sacrificare la propria integrità morale pur di garantire giustizia ai propri cari? Anche in questa circostanza, la risposta non c’è, perché non esiste una soluzione chiara e obiettiva rispetto agli avvenimenti. I personaggi di Better Call Saul, da Jimmy, Kim, a Chuck, sono essenzialmente individui come noi, e come tali, soggetti ad errori che, in un modo o nell’altro, si ripercuotono inevitabilmente sia all’interno, nel loro animo, che all’esterno, alle persone a loro vicine. Tutti hanno i loro vizi, le loro perversioni, le loro paure. Il personaggio dal volto di Bob Odenkirk, pur di riuscire ad avvicinarsi al successo e dimostrare così alla gente le sue qualità sia che si tratti della carriera o delle sue sventure passate, è disposto a utilizzare tutti i mezzi (il)legali a sua disposizione, e uno dei personaggi che conosce davvero la sua natura è proprio Chuck, la vera sorpresa di questa serie televisiva interpretato da Michael McKean. La sua mania del controllo, la sua fissazione per i dettagli sono tra gli elementi che determinano quella profonda crisi psichica che lo spinge a vivere lontano dalle onde elettromagnetiche, che qui rappresentano il caos e l’instabilità sotto forma di impercettibile energia. Il personaggio dunque si trova a dover contrastare un fratello che sembra togliergli la luce, il suo lavoro, la sua passione, e allo stesso tempo non riesce a tenere a freno quegli impulsi che rendono la sua condizione impossibile.

Non c’è nulla di sconvolgente in Better Call Saul, nessuna esplosione o colpi di scena fuori da ogni logica dovute al traffico di droga, che qui compare solo dalla terza stagione in alcune sequenze con l’introduzione di diversi personaggi chiave della storia, da Gus, proprietario della famosa catena di ristoranti Los Pollos Hermanos, all’ex poliziotto Mike Ehrmantraut e, infine, il boss del cartello Tuco Salamanca. Quelle poche rare biforcazioni narrative avvengono per una sola ragione, ed è grazie alla costruzione serrata della storia ideata da Gilligan e da Gould. Ogni azione, ha una reazione uguale e contraria, ed è tutto presentato nella maniera più plausibile, in un contesto ordinario che si riflette nel quotidiano. Chi si aspetta un remake di Breaking Bad, il consiglio è di riprendere in mano la serie e ricominciare la giostra, perché qui è tutta un’altra corsa.

Riccardo Lo Re

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