Annie – La felicità è contagiosa

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

Blue jeans, T-Shirt e anche un po’ di Hip Hop. Ovvero. come ti reinvento una bambina nata negli anni 20.

Diciamoci la verità: di Pollyanna, come proptotipo esemplare, ne abbiamo già viste abbastanza. E portare nuovamente un personaggio del genere sul grande schermo, proponendo addirittura il remake di una pellicola che già negli anni 80 aveva riscosso il suo successo, tratta a sua volta da un’altrettanta celebre striscia di fumetti degli anni 20-30 del novecento, appare quantomeno azzardato.
Ma se a vestire i panni dell’eternamente ottimista orfanella è la piccola Quvenzhané Wallis, già distintasi per il suo talento nelle vesti della piccola Hushpuppy in Re della terra selvaggia; se nell’attualizzare un personaggio si presta un occhio in più di attenzione cercando di non tradirne mai le caratteristiche peculiari, ecco che quella che avrebbe rischiato di presentarsi come una pellicola banale che nulla aggiungeva al panorama cinematografico, diviene un film per bambini gradevole e attuale.
Del resto, i feedback in sala durante la proiezione dell’anteprima di Annie – La felicità è contagiosa che si è tenuta alla Casa del Cinema a Villa Borghese parlavano chiaro: i bambini seguivano Annie e le sue mille peripezie con entusiasmo, coinvolgimento e pienamente immedesimati nel personaggio.
Will Gluck, regista, scrittore e produttore del film si è mostrato assai lungimirante, in questo senso: la Annie che i genitori dei bambini in sala conoscevano dagli anni 80 è stata spogliata di ogni elemento “vintage”; i boccoli alla Shirley Temple sono stati sostituiti da una folta chioma corvina, e il vestitino rosso dal colletto bianco, pur fedele all’originale fumetto degli anni 20, ma ormai decisamente datato, è stato rimpiazzato da t-shirt colorate, blue jeans e comodi leggins.
La trama, invece, rimane piuttosto fedele all’originale, anche se ambientata ai giorni nostri, così come lo sviluppo sotto forma di musical: Annie è una bambina di circa dieci anni, abbandonata dai genitori quando era piccola e data in affidamento a un’arcigna istitutrice. Nonostante la vita le abbia riservato poche sorprese piacevoli, Annie non perde mai il suo contagioso sorriso, accompagnato dalla speranza di reincontrare, un giorno, i suoi genitori e rimane ottimista e positiva verso la vita e tutto ciò che le capita. Come il fortuito incontro con Benjamin Stacks, un ricco imprenditore candidato al ruolo di sindaco per la città che, per un insieme di concause, deciderà di prenderla in affidamento per un periodo.
La storia è, dunque, incentrata sul rapporto della piccola Annie con il cinico Benjamin, e la cura per i personaggi, sommata alla performance di Cameron Diaz nei panni della malvagia istitutrice, o dello stesso Jamie Foxx  nei panni di Will Stacks, ne alimentano il ritmo.
Una nota di demerito va invece attribuita al modo in cui la questione politica, sempre presente nelle famose strisce degli anni 20, viene qui trattata: il personaggio di Benjamin Stacks rappresenta una chiara critica ai politici di oggi, al loro arrivismo e alla sete di potere che li porta ad anelare posizioni che le loro competenze non gli permetterebbero nemmeno di ricoprire, favoriti da un sistema mass mediatico altrettanto corrotto. Ma ciò che lascia pensare è che proprio questo sistema ormai marcio offra ad Annie l’opportunità di riscattarsi.
Pur essendo, dunque, un film dedicato a bambini probabilmente ancora non abbastanza maturi da cogliere simili sottigliezze, la denuncia alla corruzione del sistema si sarebbe potuta trattare in modo differente. Sempre nel rispetto delle origini, assai care al pubblico, del personaggio della piccola orfanella.

Costanza Ognibeni

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