Ancora un giorno

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8.0 Awesome
  • voto 8

Quando il passato è ancora presente

Luanda, Angola, 1975. Da poco temo è iniziato il lungo e doloroso processo di decolonizzazione dal Portogallo, in seguito alla Rivoluzione dei Garofani. Il giornalista polacco Ryszard Kapuscinski, trovandosi sul posto, è tra i primi cronisti a inviare in Polonia informazioni in tempo reale circa i drammatici avvenimenti che stanno avendo luogo. Insieme a lui, la giovane a carismatica Carlota, la quale ha il compito di accompagnarlo nelle zone di guerra più pericolose, e il Comandante Farrusco, inizialmente schierato con il fronte portoghese, ma che ben presto decide di combattere fianco a fianco dalla parte dello schieramento più debole. Un conflitto, questo vissuto in prima persona da Kapuscinski, destinato a durare ben ventisette anni – dal 1975, appunto, al 2002 – e che è stato dettagliatamente documentato dal giornalista nel romanzo “Ancora un giorno”, dal quale è stato tratto questo omonimo lungometraggio co-diretto da Raul De La Fuente (noto soprattutto per Nomadak TX, realizzato nel 2007) e da Damian Nenow (vincitore di numerosi premi internazionali per il cortometraggio animato Paths of Hate, del 2010). Questo loro tanto interessante quanto necessario lavoro, dunque, oltre ad avere dalla sua il fatto di volere far luce su alcuni eventi recenti, dando vita, al contempo, a una similitudine con i tempi nostri, dimostra anche una grande voglia di sperimentare all’interno del linguaggio cinematografico stesso.
Situato perfettamente a metà strada tra il lungometraggio a soggetto e il documentario, Ancora un giorno, presentato al 29° Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina, vede al suo interno un’innovativa e ben calibrata commistione di generi, la quale, a sua volta, comprende scene di animazione, interviste ai personaggi reali e, non per ultimi, crudi filmati di repertorio. Il tutto messo in scena in modo straordinariamente lineare ed esplicativo, per un risultato finale che non ha paura di farsi didascalico o eccessivamente didattico, ma che, più di ogni altra cosa, vuole assolutamente comunicare al pubblico quanto possano essere crudeli gli uomini. Ieri come oggi.
Le figure riguardanti le scene di animazione (complessivamente occupanti gran parte dell’intero lavoro) per molti versi ci fanno pensare addirittura allo stile visivo di Ari Folman, ma, allo stesso tempo, risultano originali e con una marcata personalità, nel loro voler somigliare quasi a immagini da graphic novel. Ed ecco che i registi – e, per quanto riguarda questi particolari compiti nello specifico, soprattutto Raul De La Fuente – si sono divertiti a giocare con i movimenti di macchina ribaltando sovente i quadri e dando vita a toccanti momenti in cui, tramite riuscite dissolvenze, vediamo i volti dei singoli personaggi sovrapporsi, uniti come sono da un unico scopo e da uno stesso destino, siano essi lo stesso Kapuscinski insieme al Comandante Farrusco e alla giovane Carlota, oppure i numerosi combattenti uccisi durante la guerra che hanno chiesto, pochi istanti prima di morire, di essere fotografati, affinché il mondo intero venisse a conoscenza di quanto stava accadendo.
È, tuttavia, nei momenti in cui le immagini si fanno psichedeliche e i colori sembrano improvvisamente virare ora al rosso, ora al blu, che ci rendiamo conto di quanto le guerre stesse siano mosse, di fatto, da un’insensata follia, che, alla fine dei giochi, altro non fa che spargere litri e litri di sangue. Se, dunque, il romanzo di Kapuscinski ha già di per sé uno straordinario valore storico e artistico, questo prezioso lungometraggio di Raul De La Fuente e Damian Nenow si classifica di diritto come un vero e proprio gioiellino all’interno della cinematografia contemporanea. Da non perdere per alcuna ragione.

Marina Pavido

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