American Dharma

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Teniamo gli occhi aperti

Uno tra i prodotti maggiormente interessanti proiettati in anteprima in occasione della 75° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia è indubbiamente American Dharma, l’ultimo documentario del regista e giornalista statunitense Errol Morris, presentato Fuori Concorso. Autore coraggioso e fuori dagli schemi, Morris ci ha sempre raccontato di personaggi e situazioni particolarmente controversi, abbattendo ogni possibile cliché in merito e facendo sì, al contrario, che il pubblico venisse informato il più possibile sui temi di volta in volta da lui trattati.
A tal proposito, estremamente necessario e addirittura urgente è l’approfondimento del singolare personaggio di Stephen K. Bannon, regista molto vicino a Donald Trump, il quale ha ideato addirittura tutta la sua campagna elettorale, oltre ad avergli spesso fatto da consigliere. Parallelamente alle interviste, spezzoni di film che hanno fatto la storia del cinema e che, in un modo o nell’altro, hanno avuto un’importanza fondamentale per quanto riguarda la formazione dello stesso Bannon.
Documentario urgente e necessario? Indubbiamente. Mantenendo toni costantemente moderati, Morris si è limitato a illustrare i fatti per quello che sono, esortando, però, allo stesso tempo, lo spettatore a porsi delle domande, a evitare di nascondere la testa sottoterra, analogamente a quanto fanno gli struzzi (analogia, questa, esposta dal regista stesso).
Ed ecco che, intervallate a una serie di domande e risposte, immagini di repertorio prese da tg nazionali e schermate di computer mostrantici, di volta in volta, le reazioni della gente sui social stanno a comporre un vero e proprio mosaico di ciò che è stata la società statunitense nel fatidico 2016 e, nello specifico, durante la campagna elettorale che ha visto scontrarsi Hillary Clinton e Donald Trump.
Stephen K. Bannon, dal canto suo, ci illustra minuziosamente ogni passaggio della campagna da lui ideata, il suo rapporto con lo stesso Donald Trump e, soprattutto, tutto ciò che, secondo lui, riesce a fare in modo che un cittadino si senta rappresentato. Fino ad arrivare, però, al momento in cui è stato definitivamente messo da parte (particolarmente d’impatto, a tal proposito, il parallelismo che viene fatto con il Falstaff di Orson Welles, tra i film preferiti dello stesso Bannon).
Un vero e proprio crescendo di tensione, questo ultimo lavoro di Errol Morris. Con un montaggio che, man mano che ci si avvicina al finale, si fa via via più serrato, più frenetico, ben viene rappresentato ciò che è il circolare delle informazioni oggi. Basta un singolo tweet, una singola frase su facebook per influenzare milioni e milioni di persone. Ma quanto è disposta, in realtà, la gente a riflettere su ciò che viene presentato? L’elezione a Presidente degli Stati Uniti d’America di Donald Trump sta a dimostrare, a detta di Morris, quanto, in realtà si tenda a elaborare poco le informazioni che ogni giorno ci vengono esposte. E questo suo American Dharma vuol fare proprio questo: esortare il popolo americano e di tutto il mondo a svegliarsi, a non fare più finta di niente, ad agire. Il tutto attraverso un prodotto efficace e ben riuscito. Una delle numerose potenzialità della Settima Arte.

Marina Pavido

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