Il “bacio di Giuda” in Corsica
La “questione corsa”, fonte di non poco imbarazzo per lo Stato francese, periodicamente fa capolino nelle sale cinematografiche, con esiti più o meno felici e un carico non indifferente di snodi socio-politici mai risolti. Circa un anno fa era stata la volta di À son image – Ritratto di una fotografa, lo splendido film di Thierry De Peretti in cui l’esattezza dello sguardo antropologico e alcuni elementi “di genere” si fondono alla perfezione con certe amare riflessioni sullo scorrere del tempo, sulle relazioni interpersonali, sulla difficoltà di restare aderenti ai propri valori in determinati contesti sociali. Questa estate è invece Borgo di Stéphane Demoustier ad approdare nelle sale italiane dal 6 agosto 2026 con Movies Inspired. Dalla sua ha meno profondità sul piano cinematografico, uno stile di riprese a tratti para-televisivo, ma al contempo una solida struttura di genere che consente peraltro ai dilemmi morali dei protagonisti di salire, con discrezione e quasi impercettibilmente, in primo piano. Un po’ come nei polar di una volta..
Borgo è stato realizzato nel 2023, per essere distribuito nelle sale francesi l’anno successivo. Da noi arriva solo ora, forse sulla scia dell’interesse destato anche in Italia dal successivo lavoro del cineasta francese, Lo sconosciuto del Grande Arco (L’Inconnu de la Grande Arche, 2025). Torniamo però a Borgo. Diretto da Stéphane Demoustier e da lui sceneggiato assieme all’avvocato penalista Pascal Garbarini, questo nuovo film ambientato in Corsica si ispira a un duplice omicidio avvenuto all’aeroporto di Bastia Poretta nel 2017, in base alla cui ricostruzione l’ex guardia carceraria Cathy Sénéchal avrebbe indicato con un bacio a dei sicari della mafia corsa l’identità delle vittime, per conto di alcuni malavitosi conosciuti in carcere. Nel film tale figura si chiama Mélissa Dahleb. Ad impersonarla è un’intensa, magnetica Hafsia Herzi, attrice e di recente anche regista francese, di origine tunisina da parte di padre ed algerina da parte di madre, che ha collaborato in passato con nomi importanti come Bertrand Bonello, Radu Mihăileanu, Emmanuelle Bercot, André Téchiné e soprattutto Abdellatif Kechiche: indimenticabile il ruolo avuto in Cous Cous, proprio agli inizi della sua carriera. Qui Hafsia Herzi, cui Stéphane Demoustier ha cucito addosso un gran personaggio, è portentosa ogniqualvolta si tratti di comprimere tutte le tensioni di questo ruvido thriller morale, ben orchestrato su due diversi piani temporali, in una lunga serie di gesti nervosi, azioni discutibili, ed espressioni del volto ora contratte e ora pronte, finalmente, a sciogliersi; il che nel 2025 le è valso anche un meritatissimo Premio César come Migliore Attrice
Rispetto al già menzionato À son image – Ritratto di una fotografa, non è tanto la scena dell’indipendentismo corso ad imporsi, quanto piuttosto le attività di stampo mafioso condotte da alcuni criminali dell’isola affiliati ai diversi clan; per cui, anche se l’ostilità alla presenza francese resta un dato comune, è più che altro la parafrasi degli stilemi del “mafia movie” a farsi notare, soprattutto per quanto concerne l’infiltrazione di una certa mentalità e dei conseguenti rapporti di forza a livello delle comunità locali. Molto centrata da parte del regista e del co-sceneggiatore è quindi la descrizione delle attività criminali sia fuori che all’interno del cosiddetto “blocco 2”, dove la direttrice del carcere di Borgo ha concentrato i malavitosi di origine corsa, concedendo loro anche alcuni privilegi allo scopo di controllarli meglio. In questo spaccato antropologico, pur non risultando la regia altrettanto ispirata, vengono rielaborati in modo interessante sia gli stilemi del “prison movie” che quelli dell’indagine poliziesca, generando peraltro una sorta di sospensione morale tale da rendere giustamente problematico ed eticamente complesso l’epilogo stesso della vicenda.
Stefano Coccia









