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Allora balliamo

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VOTO: 6,5

Cantiamo che ci passa

Ci sono le commedie e poi ci sono le commedie francesi, capaci di fare incetta al box-office dentro e fuori dalle mura amiche, diventando in svariate occasioni anche fonti dalle quali attingere a piene mani per dare vita a dei remake. In Italia ne sappiamo qualcosa, avendo rimesso mano a più di una pellicola d’oltralpe. Ora non sappiamo se Partir un jour farà lo stesso percorso dei predecessori, ma nel frattempo il film di Amélie Bonnin ha fatto la sua comparsa nelle sale nostrane grazie a Fandango, che lo ha distribuito a partire dal 18 giugno 2026 con il titolo Allora balliamo dopo le anteprime al 78° Festival di Cannes e alla 17esima edizione del Bif&st.
L’opera prima della Bonnin, autrice della sceneggiatura insieme a Dimitri Lucas, adatta e ovviamente allunga un cortometraggio omonimo del 2021 firmato dalla stessa regista, con i medesimi interpreti Juliette Armanet e Bastien Bouillon, ma questa seconda volta a ruoli invertiti. La Armanet stavolta veste i panni di Cécile, una chef divenuta famosa per avere preso parte a uno noto programma televisivo di cucina, che insieme al suo compagno e assistente stanno preparando l’apertura di un ristorante gourmet. Ma dopo l’infarto del padre è costretta a lasciare Parigi e a tornare temporaneamente nel villaggio della sua infanzia e al ristorante di strada gestito dai suoi genitori. Durante il soggiorno nel paese natale incontra Raphaël, il suo amore d’infanzia, che metterà in crisi le sue certezze.
Fin qui nulla di particolare da registrare, con una sinossi che sulla carta appare piuttosto classica tanto nella trama quanto nel disegno dei personaggi che la animano. Di plot e intrecci amorosi come quelli proposti dalla regista di Châteauroux sul piccolo e grande schermo se ne sono visti a bizzeffe, al punto da risultare ripetitivi e fotocopia di se stessi agli occhi degli spettatori di turno. E in effetti è così se non fosse per la scelta dell’autrice di utilizzare la musica e le parole dei brani selezionati da un ricco repertorio come un vero e proprio gioco linguistico. La forma e il modus operandi utilizzati, che si rifanno a grandi linee alle regole d’ingaggio tipiche del musical e ricordano molto da vicino quelli di Alain Resnais per il suo On connaît la chanson, lasciano che siano i testi delle dodici canzoni francofoni di grande successo scelte e completamente reinterpretate (tra cui quella della boy band transalpina 2 Be 3 del 1997 che presta il titolo al film) a sostenere e sostituire i dialoghi, integrando idealmente la trama. Un escamotage, questo, che nonostante non sia inedito cinematograficamente parlando, dati i numerosi trascorsi, qui per meriti da riconoscere alla scrittura, alla messa in quadro e alle performance attoriali (su tutte quella della Armanet, che mette a disposizione le sue doti canore da cantautrice navigata con due album, un EP e diversi singoli di successo all’attivo) riesce a trovare l’equilibrio perfetto e il ritmo giusto, catturando un’ondata di emozioni esistenziali.
In Allora balliamo le parentesi musicali accompagnano e sostengono l’architettura narrativa e dialogica di una commedia che mescola nostalgia e gioia di vivere, risate e lacrime, autenticità e archetipi, nella quale per fortuna e per una scelta di campo non si scivola mai nel melodramma ad alto tasso zuccherino, tantomeno in digressioni superflue e in voga legate ai dettagli della preparazioni dei piatti.

Francesco Del Grosso

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