Da Mumbai con furore
Il concorso Music Video dell’Hip Hop Cinefest 2026 è sempre un’occasione valida per confrontarsi con sonorità provenienti da tutto il mondo e con la creatività spesso sorprendente dei videomaker. Sarà che durante la prima edizione dell’Indian Film Festival ci aveva appassionato la visione di un recente capolavoro di Sanjay Leela Bhansali, ovvero Gangubai Kathiawadi (La regina di Mumbai), sarà che quest’anno abbiamo seguito con ancora più passione un secondo appuntamento festivaliero interamente dedicato a tale Maestro del cinema indiano, ma ci ha fatto particolarmente piacere che nell’edizione 2026 dell’Hip Hop Cinefest abbia trionfato un videoclip girato in India e per di più proprio a Mumbai, nota un tempo come Bombay: Gondhal, brano di Lala che alcuni utenti in rete indicano addirittura come la forza in grado di assicurare la sopravvivenza e la vitalità dell’Hip Hop in India.
Riguardo a tale videoclip, la cui realizzazione sulla pagina dell’Hip Hop Cinefest risulta correlata a Dinesh Choudhary, se si guarda con attenzione ai credits di Youtube vengono messi in evidenza anche altri nomi: Dalpat nelle vesti di regista, Jigness Patel come produttore, Aswin Sumesh come direttore della fotografia e Kanad Gangawane come montatore. Un lavoro molto curato, insomma, nonché trascinante e ritmato, che vi invitiamo a visionare voi stessi in fondo alla pagina, essendoci la possibilità di farlo collegandosi proprio a Youtube.
Se poi certe riprese della città, la collettività in movimento e alcuni momenti di festa possono rimandare all’immaginario stesso di Bollywood, fa un certo effetto vedere coloro che qui fanno musica posizionati sui tetti e tra i vicoli degli slums, quindi non nella parte più “turistica” della città, ma in quelle periferie di Mumbai che ospitano quotidianamente storie di ordinaria sopravvivenza urbana. Peccato a questo punto non avere una traduzione italiana o inglese dei versi del brano, ma è lecito supporre che vi abbiano cittadinanza anche rabbia, temi sociali e senso di appartenenza. Fatto sta che è coinvolgente anche per un pubblico occidentale sentir “rappare” su una base musicale ibrida, accattivante, in cui la cultura hip hop sembra mescolarsi con percussioni tradizionali e più esotiche sonorità.
Stefano Coccia







