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Love on Trial

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VOTO: 8,5

Luci ed ombre del mondo dorato delle idol

Presentato in anteprima al Festival di Cannes 2025 ed in concorso alla 23esima edizione dell’Asian Film Festival, dove è stato proiettato nel corso del Japan Day, vincendo la Menzione Speciale assegnata dall’Università di Studi Internazionali di Roma (UNINT), Love on Trial (Renai Saiban) di Fukada Koji prende spunto da una storia vera per raccontare la battaglia di una giovane idol, ribelle alla clausola No Love di un contratto standard che lega le ragazze ad una vita privata blindata e controllata nel quotidiano, vietando loro di avere rapporti con l’altro sesso.

Quello delle idol, di cui Mai (Kyōko Saitō, reale ex idol) ha sognato per anni di far parte, riuscendo infine ad essere scelta per il gruppo J-pop Happy Fanfare, è un mondo fatto di successo e lustrini, ma non è privo di ombre, come ci mostra, senza dare giudizi, Fukada Koji; il suo film non è una aperta denuncia, ma piuttosto un ritratto di una realtà acclarata ed accettata nel Giappone moderno. “Quello delle idol non è un gioco, è un lavoro, e come tale ha le sue regole”, dice chiaramente alle cinque Happy Fanfare la manager Sato, ex idol lei stessa. La clausola No Love, che vieta alle ragazze di avere storie con i fan e di avere rapporti sessuali con l’altro sesso (implicitamente ammettendo, come ironicamente ci mostra nel finale Fukada Koji, i rapporti omosessuali all’interno del gruppo), per mantenere intatta una immagine di purezza legata ad un ideale di spensieratezza ed eterna adolescenza, non è una regola non scritta, è apposta nero su bianco sul contratto firmato dalle aspiranti idol, permettendo così all’agenzia di citare per danni chi la viola. Ed è esattamente quel che accade a Mai, rea di essersi innamorata dell’ex compagno di scuola Kei.

Love on Trial, dal ritmo lento ma intenso, non si sofferma però soltanto sul processo di Mai, portando invece lo spettatore nel mondo del J-pop attraverso la quotidianità delle Happy Fanfare; dal lato pubblico, fatto di concerti ed incontri con i fan (ma anche di fan che si sentono traditi se la loro idol preferita va “contro le regole” arrivando a divenire minacciosi) a quello meno noto, che va dai criteri di scelta delle posizioni delle ragazze sul palco ai meccanismi con cui il management gestisce la popolarità del gruppo, ivi compresi i vincoli da rispettare sulle relazioni. Una immersione necessaria per capire i motivi che stanno tanto dietro la scelta di Mai, quanto quella, diametralmente opposta, dell’amica Nanake, che, scoperta pubblicamente la sua storia con un giovane youtuber, rinuncia all’amore per rimanere una idol; in bilico tra un’apparenza luccicante ed una realtà di costrizioni, alla fine ognuna fa la sua scelta e se ne assume la responsabilità.

Mai decide di andar via con Kei, sull’onda del sentimento, forse non del tutto consapevole di quanto la sua fuga comporti: una querela per danni, un processo su due fronti (con due avvocati distinti per i due ragazzi, motivati dal “conflitto di interessi” delle parti), una storia che perde la sua poesia iniziale nella prosaicità delle richieste economiche dell’agenzia. Kei, artista di strada che vive su un van, romantico mimo che segue il suo sogno, baratta la sua libertà per amore di Mai, modificando radicalmente i suoi sogni, rinunciando ad una vita nomade per una stabile, prendendo casa con Mai, scegliendo di lavorare come mimo ad eventi locali. Ma il rimpianto è dietro l’angolo, per entrambi, e le discussioni prendono ben presto il posto dell’armonia iniziale. Mai, che da un lato rimpiange la vita sul palcoscenico con le sue amiche, soffre finanche della scelta di Kei accantonare la sua libertà, non volendo che rinunci al suo sogno; Kei, più pragmatico in questo momento, fa scelte per lui dolorose per portare avanti una vita insieme. Il processo, le testimonianze in aula, mettono a dura prova un equilibrio già di per sé compromesso; al momento cruciale, la scelta tra patteggiare o andare avanti sarà l’ago della bilancia per la loro relazione.

Già nel 1997, Satoshi Kon descriveva il lato disumano di questo mondo con il cult Perfect Blue, film d’animazione che racconta la storia di Mima, una cantante pop che decide di lasciare la sua band per iniziare una carriera come attrice, infrangendo l’immagine edulcorata di sé stessa e suscitando l’ira dei fan che si sentono traditi, arrivando sino all’omicidio. Fukuda Koji lo cita nella sequenza del fan in felpa che aggredisce le ragazze a seguito della delusione suscitata della immagini di Nanaka con un ragazzo; ma Mai non è Mima, e la sua è la battaglia di una donna che lotta per i propri spazi e, in tribunale, per i diritti di tutte le idol come lei, contestando, in nuce, la stessa clausula No Love. La leggerezza, la fantasia immaginifica esibita dal mondo del J-pop e dall’arte mimica di Kei, che porta lo spettatore in una realtà lontana dal peso della quotidianità, descritta con intensa levità da Koji nella prima parte del film, si scontra con la cruda realtà delle conseguenze della scelta di Mai. Il suo percorso è faticoso e, infine, solitario; il passato ritorna con i suoi tentacoli ed i suoi rimpianti: il riconoscimento finale è valso la pena della rinuncia al suo sogno? Mai e Nanake rappresentano i due volti di una scelta: l’una che affronta il mondo per il suo diritto all’amore, l’altra che sceglie di rinunciarvi per il suo lavoro e la sua carriera. Non vi è giudizio, in Fukuda Koji, su quale sia la scelta giusta o quella sbagliata; questa è la realtà del mondo delle idol.

Concludiamo con la motivazione che ha spinto la giuria UNINT a dare la menzione speciale a Love on Trial di Fukada Koji: “Film drammatico romantico che attraverso la storia di una delle idol del gruppo j-pop Happy Fanfare, Mai, affronta il tema della “no-love clause”, clausola dei contratti discografici che le obbliga a non avere rapporti amorosi con persone del sesso opposto. Il premio va per la capacità di approfondire un tema controverso con estrema naturalezza e realtà, attraverso una fotografia altamente simbolica e una quasi completa assenza di colonna sonora, tutti elementi che restituiscono perfettamente il paradosso emotivo della protagonista, che cerca di cambiare il mondo che tanto ama, ma rimanendo fedele a sé stessa e ai propri ideali.“.

Michela Aloisi

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