Il thriller parla gaelico
Ospiti speciali alla 17esima edizione dell’Irish Film Festa, Brid Brennan e Seán T Ó Meallaigh hanno presentato Aontas (Union) di Damian McCann, sbalorditivo thriller irlandese in lingua gaelica di cui sono eccezionali coprotagonisti accanto ad una fiera ed intensa Carrie Crowley ed agli altrettanto bravi Jane Gaffney, Marcus Lamb, Art Parkinson, Frankie McCafferty, Cristopher Grant.
Tre donne mascherate si apprestano a rapinare una cooperativa di credito (la Union Credit) in una zona rurale irlandese; il colpo fallisce, e ci scappa il morto. Ma inizia da qui, da uno sparo nel buio, un viaggio a ritroso negli accadimenti che hanno condotto al tragico epilogo; un viaggio che racconta una storia al femminile di orgoglio e coraggio ma anche i retroscena di quel che sembra un tranquillo paese di campagna. Il regista ci porta, scena dopo scena, o forse sarebbe quasi meglio dire “scena prima scena”, in quanto la costruzione è in senso cronologico inverso, nella mente e nel cuore ferito della protagonista, la poliziotta Mairéad (Carrie Crowley), dalla tragedia recente in famiglia al difficile rapporto – dalle antiche origini – con la sorella Cáit (Brid Brennan). Intorno a loro, ruota una comunità variegata, da Sheila (Jane Gaffney), picchiata dal marito Colly (Seán T Ó Meallaigh), al subalterno di Mairéad, il giovane Caoimhin (Cristopher Grant), divenuto guardia per volere del padre, dalla direttrice della cooperativa locale Nóirín (Brid Ní Chumhaill) al ricco e glaciale Dara (Marcus Lamb), fratello di Colly. Rapporti intrecciati che intessono un arazzo dai toni cupi e dal ricamo complesso, che si svela a poco a poco, sfilando anziché cucendo i fili che lo compongono in un montaggio a ritroso ricco di colpi di scena e tensione narrativa a formare un puzzle cinematografico avvincente e perfetto.
La storia, che nasce dal racconto della madre del regista su una serie di rapine alla banca di credito locale e dalla curiosità di McCann non tanto sull’esecuzione delle stesse ma sulle motivazioni che hanno portato a compierne le gesta, si sviluppa come un intricato giallo dalle atmosfere alla Coen intrappolato in un film temporale di Nolan; la pellicola sembra scorrere all’indietro, in un incastro di primi piani essenziali e sequenze rivelatrici, dialoghi asciutti e personaggi verosimili, ciascuno con una propria interiorità ed una sua ragion d’essere. La sceneggiatura, scritta a quattro mani dallo stesso regista e Sarah Gordon, scorre impetuosa e sicura senza sbavature sino all’imprevedibile finale, accompagnata da una colonna sonora puntuale e valorizzata ancor più dall’interpretazione stratosferica degli attori, siano protagonisti o comprimari; il confronto tra giganti tra la Crowley e la Brennan è ispirato ed impareggiabile – attraverso di loro i personaggi di Mairéad e Cáit catalizzano l’attenzione ed il fulcro della storia – mentre Seán T Ó Meallaigh è superbo in una parte che poco gli appartiene ma che rende sullo schermo con intensità e verosimiglianza. Da notare inoltre che Aontas è girato interamente in gaelico irlandese, dalla musicalità dettata da un ritmo poetico e dalle sonorità dolci, che, unita alla bravura degli attori, dona ai diversi personaggi un’anima viva e vibrante.
Il titolo, Aontas, parola gaelica che significa unione, si riferisce alla banca di credito cooperativo in cui ha luogo la rapina fulcro del film di McCann, ma è anche un riferimento all’unione mancante tra i personaggi: quella tra Mairéad e Cáit, sorelle con un passato che pesa come un macigno ed ha creato una frattura mai rimarginata, tra Sheila ed il marito violento Colly, tra la stessa Mairéad e suo figlio, incapace di affrontare la forza orgogliosa della madre, tra il giovane Caoimhin ed il padre, che lo ha spinto verso un mestiere sicuro ma non desiderato, tra il “signorotto del paese” Dana e tutti gli altri, nei confronti dei quali si pone come il magnanimo “padre di famiglia”, salvo poi rubarne i soldi ed il futuro. Eppure, proprio da questa “unione mancante”, nasce l’unione che porterà ad una svolta risolutiva la vita dei singoli e di tutto il paese. L’opera al femminile di McCann, lungi dall’essere una storia irlandese alla Thelma e Louise, trae le sue radici dalla forza della propria terra e vi costruisce un racconto originale, intenso, tra il dramma e la black comedy, il thriller e la storia di riscatto, dove i traumi vengono alfine affrontati e le difficoltà si trasformano in opportunità per una trasformazione interiore e non solo.
Michela Aloisi









