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The Pupil

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VOTO: 8

L’innocenza violata

Il cinema di Karin Junger si è sempre distinto per l’urgenza delle argomentazioni trattate, il forte impegno sociale e la costante inventiva stilistica. Prendete ad esempio il suo documentario più recente, Free Space, nel quale ha affrontato il tema della cancel culture nel mondo dell’arte. La medesima linea di condotta la possiamo ritrovare anche nelle produzioni di fiction, compreso il suo ultimo lungometraggio dal titolo The Pupil, che dopo l’anteprima mondiale al Tallin Black Nights 2025 è approdato nel concorso della 26esima edizione del Festival del Cinema Europeo. Ed è proprio nella kermesse leccese, dove non ha caso è stata insignita del Premio Speciale della Giuria, che abbiamo avuto l’occasione di recuperare un’opera che scava in profondità lasciando dei solchi nella mente e nel cuore di chi la guarda.
Il motivo risiede nella gamma di emozioni contrastanti che è stata capace di scandagliare, oltre al rigore e all’attenzione alle sfumature con cui è stata narrata la storia, quella di Daan, un dodicenne pieno di entusiasmo che nutre una profonda ammirazione per il suo allenatore di calcio, Ries (45). Con il tempo, l’uomo diventa un punto di riferimento nella sua vita, ma, al tempo stesso, trascina Daan, con sottile manipolazione, in una spirale di abusi. Col passare del tempo, il comportamento di Daan si fa sempre più incontrollabile: salta la scuola, si caccia nei guai, si chiude in se stesso, allontanandosi progressivamente dalla famiglia e dagli amici. Nel suo mondo interiore, attraversato da un tumulto di emozioni, il bisogno di approvazione e le attenzioni particolari ricevute si intrecciano lentamente con la vergogna e il silenzio, restituendo con straordinaria sensibilità la fragilità e le contraddizioni dell’adolescenza.The Pupil è un dramma dalle tinte forti, che non fa sconti, affrontando contenuti tanto scivolosi quando sensibili. Nel suo terzo film, la cineasta belga si confronta con una di quelle tematiche che fanno tremare gambe e polsi, complicatissima da avvicinare, trattare e soprattutto trasporre, il cui peso specifico rilevante la rende importantissima, vale a dire la pedofilia, le violenze e gli abusi sui minori. Un terreno minato, questo, in cui ogni passo falso potrebbe essere fatale e sul quale l’autrice ha saputo muoversi con precisione chirurgica. Lo ha fatto disegnando con tatto e lucidità le traiettorie narrative e drammaturgiche di un percorso che mostra l’estrema facilità con cui un ragazzino può ritrovarsi vittima di un predatore sessuale, soprattutto quando si ha con quest’ultimo un rapporto di fiducia, nonché di ammirazione, e si è in una fase di scoperta della propria sessualità, guidata da impulsi e curiosità.
Per farlo la Junger è riuscita a trovare sia la distanza che il giusto punto di osservazione dal e attraverso il quale mostrare i tragici eventi. In tal senso la cineasta di Bruxelles è stata bravissima a gestire una materia incandescente, lavorando con il non detto, il caos assordante del silenzio, la potenza degli sguardi e soprattutto un efficacissimo utilizzo del fuori campo. Tale modus operandi, che vede mettere off una violenza indescrivibile e immostrabile, la macchina da presa non intende aggirare l’ostacolo, al contrario, vuole aumentare in maniera esponenziale il disagio e la ferocia della violenza, rendendo l’atto ancora più devastante per il fruitore nonostante questo venga sottratto al suo sguardo. Lo spettatore di turno è chiamato di conseguenza ad andare a colmare quel “vuoto” con la propria mente, ricostruendo quello che i suoi occhi non hanno visto. The Pupil a tal proposito opta per un approccio che si colloca tra Julie Keeps Quite di Leonardo van Dijl e Miss Violence di Alexandros Avranas.
Il risultato è un film di grandissima intensità e pressione emotiva, amplificate in termini di temperatura dalla performance fatta di sguardi e gesti del giovane attore esordiente Bart de Wilde che, seguito fotogramma per fotogramma dalla direzione della Junger, ha saputo restituire sullo schermo la durissima battaglia interiore del personaggio che gli è stato affidato.

Francesco Del Grosso

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