Precipitare per poi risalire assieme
Molto attesa, la premiere di Discesa libera ha avuto luogo lo scorso 9 settembre al Cinema delle Provincie, sala della capitale che tende già da tempo a trasformarsi, occasionalmente, in un piccolo feudo del cinema indipendente. E non a caso l’ultimo lungometraggio da noi intercettato in loco era stata una sfiziosa propaggine del cosiddetto “cinema d’essai”, À son image di Thierry de Peretti, intenso ritratto generazionale concepito a ridosso dell’indipendentismo corso.
Detto questo, neanche l’opera prima del buon Sandro Torella, attore e autore dotato di più che validi orizzonti etici, ha deluso le aspettative. Trattandosi di una micro-distribuzione, vi invitiamo calorosamente a tener d’occhio social e altri canali d’informazione, per essere costantemente aggiornati sulle sale che proietteranno il suo film. I primi indizi naturalmente ve li forniamo noi. Pescando solo tra gli appuntamenti che prevedono la presenza del regista in sala, vi segnaliamo intanto quello all’Azzurro Scipioni, sempre a Roma, programmato per il weekend 13-14 settembre; ci si sposta poi lunedì 15 a Sansepolcro, presso il Cinema Nuova Aurora; a seguire Genzano di Roma, martedì 16; a Civitavecchia si è di scena invece mercoledì 17; mentre giovedì 18 si “sconfina” in Campania, a Castellammare di Stabia; il tour campano prosegue quindi il 19 a Caserta; e poi… e poi… in attesa di ulteriori comunicazioni, restate sintonizzati: ciò che abbiamo elencato è solamente un calendario provvisorio della Discesa libera, sempre che questo non crei confusione con la Coppa del Mondo di sci alpino!
Proviamo invece a circoscrivere il raggio d’azione di questo lungometraggio d’esordio, indubbiamente così personale: Sandro Torella, autore satirico senza peli sulla lingua (e lo si è visto anche durante il delirante periodo pandemico, quando non ha certo fatto sconti all’ottusità dilagante negli stessi “piani alti”) si auto-rappresenta in un certo senso nel film quale attore in crisi, poiché censurato e boicottato a tutti i livelli da un sistema che non perdona più il “politicamente scorretto” e vorrebbe tutti asserviti, docili. L’incipit è in tal senso folgorante. Il protagonista Manuel Falco, però, invece di abbattersi e di reagire male a quei lavori socialmente utili, imposti per il presunto “vilipendio” di cui è stato accusato per le sue battute, preferisce reinventarsi. E lo fa scoprendo che accudire gli anziani, uno dei quali apparentemente poco gestibile per via dell’Alzheimer, significa anche interfacciarsi con persone la cui dignità e la cui sensibilità andrebbero maggiormente tutelate. Con l’attempato Vittorio si instaura infatti un rapporto di amicizia, un rapporto speciale, che la fragilità mentale di lui rende per forza di cose precario, instabile. È comunque da tale svolta che nasce l’idea, autorizzata dall’inizialmente scettica e recalcitrante dottoressa Elisa De Blasi, di realizzare uno spettacolo teatrale coi degenti della clinica da lei diretta. Pur con le prevedibili difficoltà e con qualche tragico imprevisto, il ritorno di Manuel al teatro, non quello “imbalsamato” e statico di certune rappresentazioni ma quello che sa rimettere in discussione gli orizzonti stessi della società, porterà a una riscoperta di sé tanto il protagonista che chi gli sta intorno. Sebbene la tentazione della satira e della provocazione, parimenti giusta, non tardi poi a fare nuovamente capolino, tra gli impulsi creativi dell’incorreggibile Manuel…
Con un discreto amalgama tra comicità fuori dagli schemi e impegno civile, dato quest’ultimo dalla serenità e dall’afflato umanistico con cui viene trattato qui il discorso dell’Alzheimer, tema per varie ragioni caro all’autore, Discesa libera scivola via (consentiteci il gioco di parole) con non futile leggerezza, grazie anche all’intensa partecipazione degli altri interpreti: da Massimo Mirani (Il Bisbetico domato, Il partigiano Johnny, La notte di Pasquino) a Jennifer Mischiati (Forever Young, Creators, Fade out), da Stefano Antonucci (La vita è una cosa meravigliosa, Vacanze ai Caraibi, Tu quoque) ad Anna Mazzantini (A friend, Dopo centomila ore), da Michele Gammino (Confessione di un commissario di polizia al Procuratore della Repubblica, Se lo fai sono guai, Mister Felicità) a Gaetano Mosca (La classe non è acqua, Una famiglia per caso, Il Divo), da Maria Luce Pittalis (Il Ribelle, Tundra) a Renato Solustri (Lovita, Malleus), da Giorgia Panettieri (Alta Infedeltà) a Danila Stalteri (Il viaggio, La ragazza americana, Diario di un maniaco perbene), da Giorgio Carosi (Volesse il cielo, Piacere Michele Imperatore, Benur, un gladiatore in affitto) a quella Martina Zanotti già molto apprezzata sia in contesti teatrali che in qualità di arteterapeuta.
Visto poi che esistono, a detta di chi scrive, sia una Storia del Cinema che una più volatile ma spesso significativa storia delle proiezioni, è impossibile per noialtri fare riferimento all’anteprima del Delle Provincie senza menzionare almeno la presenza in platea di Daniela Poggi, le cui testimonianze della malattia della madre hanno ulteriormente coinvolto il pubblico a livello emotivo, come pure la mostra fotografica di Roberto Vignoli, artista che attraverso le immagini si è saputo rapportare al tema dell’Alzheimer in perfetta sintonia con le riflessioni proposte dal film.
Stefano Coccia









