Home Festival Venezia The Smashing Machine

The Smashing Machine

477
0
VOTO: 7.5

L’uomo oltre la leggenda

La presenza all’82° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia di Dwayne “The Rock” Johnson ha fin da subito sollevato la curiosità di pubblico e critica, tutti ansiosi di vedere come se la fosse cavata nei panni della leggenda delle arti marziali miste, nonché dell’Ultimate Fighting Championship, Mark Kerr. Già, perché, di fatto, la storia di Kerr (e, nello specifico, uno dei momenti più delicati della sua carriera e della sua vita privata) è stata messa in scena dal regista Benny Safdie nel lungometraggio The Smashing Machine, che concorre addirittura per il tanto ambito Leone d’Oro. Avranno, dunque, i nostri Safdie e Johnson soddisfatto le aspettative? Presto detto.

In The Smashing Machine, dunque, vediamo il grande Mark Kerr alle prese con una recente, bruciante sconfitta e in piena dipendenza dagli antidolorifici. La sua ragazza, Dawn Staples (impersonata da Emily Blunt), sta sempre al suo fianco, ha praticamente lasciato tutto per lui, ma si sente continuamente frustrata dal modo in cui egli la tratta a causa della forte crisi personale che sta vivendo. Riuscirà Mark ad affrontare tale momento (che coincide anche con il suo periodo di disintossicazione) e a vincere un importante titolo?
Siamo d’accordo: nel momento in cui ci si trova davanti una storia del genere, il rischio di cadere in una pericolosa retorica o, comunque, nel già visto, è più che mai alto. Eppure, nonostante ciò, bisogna riconoscere a Benny Safdie il grande merito di averci regalato un lungometraggio intenso ed estremamente intimo, “il lungometraggio che non ci si aspetta”, in cui il tutto ci viene mostrato dalla prospettiva di un protagonista, la cui umanità viene resa in ogni più sottile sfumatura da un sorprendente Dwayne Johnson.
C’è indubbiamente molta tensione, durante la visione di The Smashing Machine. Eppure, a differenza di quanto ci si aspetterebbe, tale tensione non riguarda i momenti dedicati ai combattimenti, ma, appunto, proprio i momenti di crisi vissuti dal protagonista o i litigi con Dawn, quando la sua vita sembra andare definitivamente in frantumi, senza che i suoi pezzi possano poi essere nuovamente assemblati (particolarmente significativo, a tal proposito, il riferimento all’arte giapponese del Kintsugi, secondo cui, riparando oggetti rotti tramite colate d’oro, essi assumono un valore ancora maggiore, proprio a causa della storia che hanno vissuto).
The Smashing Machine, dunque, tramite una regia pulita e dinamica, che evita sapientemente ogni retorica e ogni virtuosismo superfluo e che pecca, forse, soltanto di un finale un po’ troppo affrettato, si è rivelato un’ottima sorpresa all’interno del concorso veneziano. Un lungometraggio che non vuole semplicemente omaggiare la figura di Mark Kerr (che, tra l’altro, possiamo anche vedere per l’occasione sul grande schermo), ma che vuole innanzitutto regalarci un personaggio forte e fragile allo stesso tempo, un personaggio estremamente, meravigliosamente umano (con tutti i suoi pregi e i suoi difetti). E chissà se la giuria avrà anche modo di onorare Johnson con un meritato riconoscimento!

Marina Pavido

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

cinque × 2 =