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Only on Earth

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VOTO: 7,5

Un’estate rovente

Non c’è due senza tre recita un antico detto popolare, detto che a quanto pare Robin Petré sembra avere deciso di seguire alla lettera prendendo parte per la terza volta al Festival CinemAmbiente. Dopo le partecipazioni alle edizioni 20 e 24, rispettivamente con il cortometraggio Pulse e il suo primo lungometraggio From the Wild Sea, la regista, sceneggiatrice e direttrice della fotografia danese è tornata nuovamente alla kermesse torinese per presentare nel corso del ventottesimo atto la sua ultima fatica dietro la macchina da presa dal titolo Only on Earth, la cui anteprima mondiale ha avuto luogo lo scorso febbraio alla 75esima Berlinale, all’interno della sezione “Generation”.
Stavolta la cinepresa della Petré ci porta nella Galizia meridionale, in Spagna, durante un’estate segnata da caldo estremo, siccità e dall’infuriare di indomabili roghi, per documentare la lotta quotidiana degli uomini e degli animali per fronteggiare una delle crisi climatiche peggiori mai registrate prima in una delle zone più soggette a incendi boschivi in Europa. In particolare l’attenzione è rivolta ai robusti cavalli selvatici che vagano per queste terre da secoli e che ricoprono un ruolo cruciale nella prevenzione degli incendi, limitando il sottobosco infiammabile. Cavalli che però stanno diminuendo sensibilmente, mentre chilometri di turbine eoliche sovrastano il passaggio come spettrali colossi bianchi avvolti nella nebbia montana. Il film sembra assumere proprio la prospettiva dei cavalli stessi e grazie all’esperienza di uno specialista in incendi boschivi, di un giovane aspirante cowboy, di una devota veterinaria e di una famiglia di agricoltori in prima linea, invita a una riflessione sul fragile equilibrio della natura e sul rapporto tra esseri umani e animali. Riflessione che è a suo tempo atto di denuncia, grido d’allarme e testimonianza di un ostinato e coraggioso atto di resilienza. Il ché rende Only on Earth un documentario necessario quanto prezioso per tutto ciò che mostra e racconta.
Il tutto avviene attraverso una pura e rigorosa osservazione del e nelle geografie di quelle terre violate e deturpate, che si traduce in un viaggio immersivo. Questo attraverso immagini potenti, supportante da un importante e pregevolissimo lavoro di sound design che fa del documentario della Petré un’opera esperenziale e sensoriale. Scene come quelle che catturano i cavalli tra le pale eoliche ricordano i paesaggi lunari di Perfectly a Strangeness di Alison McAlpine. Lo short della collega canadese che porta lo spettatore nell’abbacinante calura di un deserto sconosciuto da qualche parte in Cile al seguito di tre asini che nel loro pellegrinare quotidiano incappano in un osservatorio astronomico abbandonato.

Francesco Del Grosso

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