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Welcome to the Village

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VOTO: 7.5

Voglio andare a vivere in campagna. O forse no…

Al termine del 27° Far East Film Festival il vulcanico cineasta giapponese Jojo Hideo è stato premiato con il Gelso per la miglior sceneggiatura / Mulberry Award for Best Screenplay, da parte dell’assai qualificata giuria formata da Massimo Gaudioso, Silvia D’Amico e Francesco Munzi, per il sulfureo Welcome to the Village.
A volte si sente dire che il premio per un film sia quasi “alla carriera”, quando un autore in passato si è distinto per opere ritenute più belle, importanti, riuscite di quella in questione. Qualche considerazione simile e al contempo diversa si è affacciata nella circostanza tra i nostri pensieri. Non perché Welcome to the Village ci sia dispiaciuto, al contrario. Ma quest’anno Jojo Hideo a Udine portava ben due film, ci piace  perciò considerare il premio in qualche misura “cumulativo”, dato che è proprio A Bad Summer l’altro titolo in ballo: uno dei film che in assoluto abbiamo apprezzato di più, nel corso del festival. Innanzitutto a livello di scrittura, considerando che l’autore fa appello qui a una notevole rete di incastri e alla coralità di fondo per far sì che personaggi frustrati, dall’animo corruttibile, sballottati dalla vita in direzioni imprevedibili, restino impantanati in un potenziale noir dalle atmosfere particolarmente torbide, morbose, nonostante un epilogo per certi versi sorprendente. Il tutto poi con una questione spinosa come quella dei sussidi statali sullo sfondo.

Ecco, tirando le somme dei due lungometraggi presentati dal regista a Udine, si può intanto apprezzare la sua capacità di far emergere un versante sociale scomodo da trame che però flirtano, apertamente e con un certo stile, con il cinema di genere. In Welcome to the Village vi è inoltre sottotraccia l’urto degli attuali stili di vita sul Giappone rurale, sulle sue tradizioni. Ma anche qui tale impatto si manifesta in forma di thriller sadico, inquietante e sottilmente perverso.
Come abbiamo poi appreso, la sceneggiatura firmata da Jojo in tandem con Naito Eisuke si basa su discussi casi di murahachibu: l’antica pratica di ostracizzare certi abitanti del villaggio, ritenuti degli emarginati dal resto della comunità. Tale cornice sociale e antropologica viene però sollecitata in modo spasmodico, a livello filmico, spinta fin quasi all’iperbole.

La storia ha inizio con una giovane coppia, i loro nomi sono Anna (Fukagawa Mai) e Terumichi (Wakaba Ryuya), che da Tokyo si trasferisce nel villaggio inventato di Asamiya per dare un nuovo corso alla loro vita famigliare e lavorativa. Anna continua a lavorare a distanza come illustratrice mentre Terumichi csi cimenta nell’agricoltura biologica. All’inizio il nuovo ambiente si dimostra premuroso, accogliente. Forse troppo. E a turbare di più i nuovi arrivati è senz’altro il capovillaggio, l’ambiguo Takubo (Taguchi Tomorowo), le cui attenzioni da loro inizialmente apprezzate diventano sempre più sospette, ossessive, cominciando ad apparire più come ordini o come sottili forme di controllo. E la situazione è destinata a degenerare dal momento in cui Anna annuncia di essere incinta, episodio che nel villaggio semina un’improvvisa ondata di isteria e di reazioni inconsulte…

Si approderà così ad avvenimenti estremamente odiosi e drammatici. Oscillando di continuo tra atmosfere da folk horror e una tensione degna di Cane di paglia, il livido e seminale capolavoro di Pechinpah, Welcome to the Village perde forse un po’ di smalto nella parte finale, ma è comunque nella soffocante cappa iniziale e nelle relazioni malate tra personaggi del posto e forestieri che risuona una nota davvero sinistra, inquietante, difficile da dimenticare al termine della proiezione.

Stefano Coccia

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