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Ainu Neno An Ainu

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VOTO: 8

Ad Hokkaidō sulle tracce degli Ainu

La giuria del Biopic Fest, di cui hanno fatto parte quest’anno la regista Marisa Vallone, il produttore Xavier Guerrero, la cineasta Muja Maraini-Melehi, il direttore della fotografia Davide Manca, il regista Guido Casale, la direttrice artistica di Pop Corn – Festival del Corto Francesca Castriconi, il regista Alessandro Grande e anche il sottoscritto, proprio in rappresentanza di CineClandestino, ha voluto tributare il Premio per il Miglior Documentario ad Ainu Neno An Ainu di Laura Liverani e Neo Sora, “Per il mirabile impasto di folgoranti intuizioni fotografiche, segmenti narrativi d’impronta situazionista e mirati approfondimenti di natura antropologica, da cui la presenza forse poco nota (per quanto testimoniata da grandi studiosi come il nostro Fosco Maraini) degli Ainu nel nord del Giappone acquisisce colore, sostanza, umana veridicità. L’acquerello in chiaroscuro di Laura Liverani e Neo Sora, fotografa e film-maker alla loro prima, riuscitissima collaborazione, riesce nell’intento di ritrarre una realtà sfaccettata, ponendone in evidenza sia i tratti più aspri che quelli più delicati, emotivamente toccanti. La coralità di fondo fa sì poi che il complesso rapporto degli Ainu con la società giapponese si arricchisca di dettagli stimolanti, a dir poco interessanti sul versante della Tradizione, lasciando però a ciascun personaggio incontrato durante il cammino lo spazio e il tempo necessari per presentare adeguatamente la propria storia personale allo spettatore“.
Una scelta rivelatasi più ostica del previsto, al momento di conferire il premio, considerando la presenza in concorso di diverse opere accattivanti sul piano emotivo, culturalmente rilevanti e di notevole spessore filmico, durante questa quarta edizione del festival svoltasi a settembre tra Cinema dei Piccoli e Casa del Cinema. Ma la magia del documentario girato in Giappone ha contagiato un po’ tutti, sia coloro che erano presenti in sala sia quelli collegati via streaming.

Laura Liverani, apprezzata fotografa documentarista italiana attiva da anni in Estremo Oriente. E il nipponico Neo Sora, che si divide ora tra Tokyo e New York, giovane film-maker il cui documentario sull’ultimo concerto di Ryuichi Sakamoto, intitolato Opus, ha toccato le corde emotive di molti all’ultima Mostra del Cinema di Venezia. Dalla loro collaborazione artistica e dal team di lavoro creatosi per l’occasione, sono uscite fuori le eccellenti riprese effettuate diverso tempo fa e montate più di recente, allorché il trambusto pandemico e post-pandemico ha finito per alterare la tempistica di svariati progetti cinematografici. Non a caso fino ad ora il film era stato proiettato in Giappone quasi solo in ambito accademico.
Tale ricerca filmica conduce lo spettatore sulle orme degli Ainu, antico gruppo etnico indigeno del Giappone settentrionale. Costoro sono infatti nativi dell’isola di Hokkaidō, delle isole Curili e dell’isola russa di Sachalin, presenti storicamente anche ad Honshū e sulle coste della Kamčatka, per quanto la sopravvivenza stessa della loro cultura sia stata messa seriamente in pericolo dalle politiche dell’Impero Giapponese, soprattutto negli anni della Restaurazione Meiji. Tra i testimoni privilegiati della loro Storia, come ricordato nella motivazione del premio, anche lo straordinario antropologo e viaggiatore italiano Fosco Maraini, la cui avventurosa presenza in Giappone prima, durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale viene raccontata con grande trasporto nell’ottimo documentario di Muja Maraini-Melehi, Haiku on a Plum Tree, presentato al Ravenna Nightmare nel 2019.

Il recupero della lingua per opera di attivisti come la giovane Maya. I programmi radiofonici a tema. Le tradizioni tenute vive con passione. L’istituzione di poli museali per salvaguardare quel che è rimasto. L’interesse per gli Ainu di artisti e ricercatori provenienti da altre parti del Giappone e del mondo. Quell’ospitalità generosa, di cui la cucina locale è senz’altro un tassello importanze. Il ricordo non lontanissimo di eventi rituali anche cruenti, come poteva essere la cerimonia dello Lyomante o sacrificio dell’orso. Dalla coralità delle storie e dei punti di vista che vengono a comporre una sorta di Once Upon a Time in Nibutani, giusto per citare il nome del centro abitato a maggioranza Ainu dove Laura Liverani e Neo Sora hanno sostato di più, esce fuori un caleidoscopio utile a decifrare il presente di questo gruppo etnico, un presente sospeso tra modernità e Tradizione, laddove il rapporto con il governo di Tokyo si nutre di sostegni più forti rispetto al secolo scorso ma forse ancora insufficienti a recuperare il tempo perduto, a tamponare e compensare quella perdita di identità frutto di imposizioni passate. Eppure, c’è davvero tanta vita nei personaggi di Ainu Neno An Ainu. Merito anche di un modo di ritrarli non “ingessato”, vivace nelle interviste, simpaticamente iconico nei tableaux vivants che accompagnano ciascun personaggio.

Stefano Coccia

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