Over the Rainbow
Negli anni Settanta la già florida comunità omosessuale statunitense aveva ideato un singolare sistema per regolare e facilitare i propri incontri occasionali, il così detto codice Hanky. Bastava una bandana colorata, lasciata penzolate fuori dalla tasca posteriore dei pantaloni, per indicare, a seconda del colore, gusti e inclinazioni sessuali di chi la sfoggiava. É a questo arcobaleno del desiderio che sono dedicati i 25 corti – ognuno incentrato su un colore diverso – che compongono Hanky Code, opera-collage anarchica ed esuberante firmata dal collettivo di San Francisco Periwinkle Cinema e presentata in concorso alla prima edizione del Fish&Chips International Erotic Film Festival di Torino.
Con un’eterogeneità schizofrenica, vitale e inventiva si sussegue sullo schermo un compendio di desideri e perversioni capace di andare a braccetto con un fermento espressivo notevole, in un caleidoscopio psichedelico di emozioni forti dove lo sperimentalismo tipicamente underground incontra l’animazione più fantasiosa, il realismo più esplicito la più sfavillante estetica videoclippara, mentre il bricolage smaccatamente queer si alterna ai più tradizionali toni della commedia.
In novanta minuti di follia va in scena un caotico trionfo visivo e sensuale dove persino i risvolti più estremi, tra bagni di sangue, aghi disseminati per il corpo e sadomasochismo, si fanno urlo liberatorio, cercando e trovando una dimensione peculiare all’interno di quell’oggetto così strano che chiamiamo desiderio.
É così che la frammentarietà, tanto tematica quanto formale dei vari segmenti, finisce col ricomporsi in un unicum attraversato dalla stessa, costante leggerezza, dal gusto divertito per un universo senza più confini dove le diverse declinazioni dell’eros, del feticismo, dell’insolito si trasferiscono sullo schermo con la spontaneità un po’ debordante ed eccessiva della passione più sfrenata, autentica, finalmente libera.
Fino a fare di quel prisma di colori molto più di una semplice raccolta enciclopedica di gusti sessuali, molto più di una serie di istantanee di una o più sottoculture. Quelle bandane, verdi, nere, rosso fuoco o blu, divengono allora una vera e propria questione identitaria, estensioni di una passione che è prima di tutto un modo di essere e sentire.
Mattia Caruso






