Without Strings

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6.5 Awesome
  • VOTO 6.5

Non siamo chi diciamo di essere

Quanti amori sono nati nel corso di un reality show? La risposta è tanti. Alcuni continuano a bruciare ardentemente fuori dalla Casa o dalle mura di uno studio televisivo, altri sono naufragati su un’isola deserta o si sono spenti davanti a un falò su una spiaggia di qualche resort stellato. La scintilla, quantomeno platonica, è la stessa che è scoccata tra i due protagonisti dell’ultima fatica dietro la macchina da presa di Atanu Ghosh dal titolo Without Strings, presentata nel corso del 20° River to River Florence Indian Film Festival. Loro sono Kajal e Sraboni, interpretati rispettivamente da Ritwick Chakraborty e Jaya Ahsan, due sconosciuti che si incontrano per la prima volta proprio alle audizioni di un reality show, al quale però non prenderanno parte. Quell’incontro diventa l’occasione per iniziare una frequentazione lontana dai riflettori di uno show, nella quale a più riprese i due si raccontano le storie delle loro vite in crisi. Sarà poi evidente che entrambe le storie erano false e che la vita reale di queste due persone è molto diversa da quello che hanno raccontato. Nel mentre i giorni passano e i due sono destinati ad incontrarsi di nuovo, stavolta per dirsi la verità su chi sono e perché portano avanti una doppia vita.
Con Without Strings, il cineasta indiano firma un’altra opera che si fa portatrice sana di un desiderio di esplorare le complessità uniche del comportamento umano contrapposte allo sfondo di un rapido cambiamento della società. Per farlo racconta una storia di due solitudini che vivono sotto mentite spoglie perché insoddisfatte di quello che sono, intrappolate in un’esistenza agiata e comoda che ora va loro stretta. Non resta allora che evadere da quella comfort zone, fingendo di essere quello che vorrebbero essere, ossia delle persone libere anche lontane dalle ricchezze che posseggono.
Attraverso le esistenze di Kajal e Sraboni, l’autore interroga e si interroga sul senso della vita, ma non va intelligentemente a scomodare i massimi sistemi per cercare delle risposte. Al contrario, resta terra terra, palleggiando tra i piani alti e bassi della Società odierna per riflettere su una domanda ben precisa: siamo quello che pensiamo di essere o siamo personaggi che recitano ruoli e che quindi possono cambiare e reinventarsi? Insomma, siamo uno, nessuno o centomila? Without Strings risponde a suo modo, con una storia stratificata e dalla narrazione non lineare, in cui i testi della colonna sonora diventano parte integrante del racconto. Non siamo al cospetto di un musical, ma le musiche extra-diegetiche partecipano attivamente alla costruzione del percorso emotivo sul quale si regge l’intera timeline e lo sviluppo dei personaggi. Con qualche tocco di poesia, Ghosh si affida proprio a quest’ultimi, ai loro cambiamenti esteriori e soprattutto interiori, per creare un filo diretto e di vicinanza tra le figure che vivono sullo schermo e lo spettatore che, a sua volta, non potrà che rispecchiarsi nei gesti, nelle azioni, nei silenzi e nelle parole dei protagonisti.

Francesco Del Grosso

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