The Two Lovers

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6.0 Awesome
  • VOTO 6

L’amore che sapore ha?

Cinema e cibo. Per molti rappresenta un’alchimia perfetta, gioia per gli occhi e per il palato, i cui ingredienti sono stati più volte combinati sino a diventare una ricetta pronta da servire sul grande schermo. Sono innumerevoli i film che hanno visto i “sapori” della Settima Arte e quelli dell’arte culinaria sposarsi per dare forma e sostanza a vicende per lo più amorose: da Sapori e dissapori a Semplicemente irresistibile, da Amore cucina e curry a Lezioni di cioccolato e Chocolat, da Per incanto o per delizia a Lunchbox. Queste sono solo alcune delle centinaia di pellicole incentrate su love story nate tra i fornelli, alle quali di recente si è andata ad aggiungere quella raccontata da Ranjan Ghosh in The Two Lovers.
Scelta dalla direzione artistica del River to River Florence Indian Film Festival per la chiusura della ventesima edizione, l’ultima fatica del cineasta bengalese ci porta al seguito di Farhaz Chowdhury, uno chef mussulmano che si innamora di una donna bramina indù di nome Basundhara che gestisce un servizio di catering a domicilio a Calcutta, ma anche del suo modo di cucinare. Un doppio colpo di fulmine, il loro, che dovrà come da copione addentrarsi nei vicoli tortuosi dei sentimenti prima di arrivare al cuore. Non mancano, infatti, il tradizionale scontro/incontro iniziale (che va in scena in una tavola calda con i due che battibeccano sul livello di sapidità di una zuppa) e l’avvicinamento timido e graduale, al quale segue il successivo muro fatto di incomprensioni, diversità di vedute, delusioni e distanze socio-culturali da colmare. Insomma, le tappe imprescindibili delle dramedy romantiche, seguite alla lettera dalla cinematografia indiana e da Ghosh in questo caso per disegnare le traiettorie narrative e drammaturgiche della vicenda di turno. Il tutto per alimentare nel senso letterale del termine un film sul rapporto tra tradizione e innovazione, sull’esigenza di cambiare e il coraggio di fare scelte che vanno contro tutto ciò che ci è stato insegnato. Un film di seconde occasioni e di cucina dal basso, che affonda il coltello nella difficoltà di coniugare aspirazioni e vita privata.
Peccato che il percorso che si troveranno ad affrontare i due protagonisti risulti decisamente lungo e accidentato, visto che per giungere al tanto sospirato happy ending bisognerà attendere la bellezza di 150’. L’incapacità di sintesi, con lungaggini e prolissità meramente accessorie, unita al ritmo spesso blando, appesantiscono la visione di un film che sgombrato da ciò sarebbe stato altrimenti leggero come una piuma. Quella levità che avrebbe tanto giovato al racconto si affaccia solo quando il melodramma amoroso decide di darle spazio. Ed è quando The Two Lovers si affida ad essa che il film diventa una celebrazione del cibo che unisce paesi, religioni e anime, ma anche una strategia per fuggire dai momenti difficili.

Francesco Del Grosso

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