Wilde Salomé

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Quando da un’ “ossessione” nasce l’Arte

«All art is at once surface and symbol.
Those who go beneath the surface do so at their peril»
Oscar Wilde

Non è un caso che per il suo quarto film da regista Al Pacino abbia scelto ancora una volta un’opera teatrale, in particolare “Salomè” (1891) di O. Wilde.
Presentato in prima mondiale Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, Wilde Salomé sin dalla prima inquadratura compie la sua dichiarazione poetica: un viaggio in prima persona dello stesso Al Pacino insieme alla sua compagnia di attori – e noi con loro – alla scoperta di Oscar Wilde e di uno dei testi più intensi e rappresentativi delle sue ombre. E’ inevitabile che la prima attrazione sia lui, il Michael Corleone de Il padrino, ma la forza dei grandi sta nel sapersi mettere a servizio del soggetto che vogliono raccontare tanto da non oscurare pur essendo protagonisti. Come lo stesso Al Pacino ha dichiarato in conferenza stampa, non è possibile racchiudere in un unico genere Wilde Salomé, potremmo dire che sia un “documentario” ibrido nell’accezione più positiva che può assumere il termine nell’ambito cinematografico. «Avevo una visione, ma non una storia» – afferma il regista. In effetti la sensazione che si avverte è la volontà di dar forma ad un’urgenza, senza un calcolo a tavolino, lasciandosi trasportare dall’ammirazione verso Wilde, dalle sue parole a tal punto da creare qualcosa che rivelasse lui ed al contempo aspetti di noi stessi.
Wilde Salomé si mostra come un collage di vari momenti – la visita di Al Pacino nei luoghi di Wilde, le interviste (hanno partecipato al film Tom Stoppard, Gore Vidal, Bono, Tony Khusner e Merlin Holland, nipote di Oscar Wilde ndr) e l’allestimento dello spettacolo teatrale vero e proprio. Potrebbe apparire didascalico andare nei posti significativi di Wilde, nella sua casa, ma il montaggio di queste sequenze è ben calibrato con la fase elaborativa della pièce teatrale “Wilde Salomé”; una proporzione degli elementi diegetici che permette di collegare la vita dell’artista alla sua opera, percependo come siano totalmente inscindibili. Al Pacino entra in punta di piedi nei luoghi wildiani (adoperando talvolta la tecnica del ralenty), con gli occhi di chi prova un estremo pudore ed ammirazione; parallelamente, con la stessa sensibilità, si addentra nei meandri del dramma di Salomé, la principessa giudaica, figlia di Erodiade e del tetrarca Erode. Anche per i non appassionati di teatro, affascina poter assistere (seppur solo in video) alle diverse fasi della messa in scena di uno spettacolo e “Salomé” esplode con tutta la sua forza dirompente…sacrificio, amore, irrazionalità e accecamento…sentimenti travolgenti che Al Pacino, nel ruolo di Erode («mi vengono bene i personaggi forti») scandaglia con il suo gruppo di attori; ad interpretare Salomè, Jessica Chastain (The Tree of Life) al suo primo film.
Wilde Salomé brilla in alcuni momenti di luce propria, offrendo, soprattutto nel finale, teatro allo stato puro. Wilde Salomé tocca, infatti, punte di lirismo come se la scena teatrale stia avvenendo sotto i nostri occhi col merito di non cadere nella ripresa da “teatro filmato”. L’intensità drammatica della Salomè della Chastain ha il suo controcanto nell’intonazione vocale quasi farsesca di Al Pacino-Erode – scelta forse dettata dalla volontà di evidenziare lo scarto tra i registri ed il climax tragico insito nell’opera dell’autore irlandese. Da segnalare la scelta differente rispetto a Riccardo III – Un uomo, un re (1996) – girato in costume, Wilde Salomé si immerge nel testo wildiano attraverso la forma del reading, con gli abiti di oggi, cercando anche la location che vada oltre il palco teatrale…potremmo dire che i confini vengono quasi sdoganati alla ricerca di quelle vibrazioni che letteratura-teatro-cinema, in combustione, sanno donare.
«Abbiamo tutti un debito con gli scrittori. Si diventa l’uno la metà dell’altro»

Maria Lucia Tangorra

NOTE
1 Al Pacino è stato insignito Premio Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker come personalità che ha lasciato il segno nel cinema contemporaneo.

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