Vinilici. Perché il vinile ama la musica

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Esplorando l’universo vinile

Oggi forse la buonanima di Umberto Eco non dedicherebbe più un saggio ad apocalittici e integrati, bensì scriverebbe qualcosa su “analogici” e “digitali”. Ammesso che prima di lasciarci non lo abbia fatto sul serio, la sua produzione è così vasta da perdercisi dentro. Fatto sta che, dovendo fare una scelta di campo, noialtri non avremmo dubbi: l’analogico ha tutto un altro fascino. E coerentemente con tali premesse il vinile può diventare in campo musicale una scelta di vita. Per quanto il rapporto odierno tra vinile e analogico sia esso stesso argomento di discussione, tra gli esperti…

Tornando a noi, ovvero alle produzioni audiovisive inerenti al tema, non è certo la prima volta che ci si imbatte in qualche documentario ben fatto. Anzi, il ricordo più vivido resta senz’altro quello di Vinylmania, caleidoscopica opera di Paolo Campana visionata nel 2016 durante il SoundScreen Film Festival di Ravenna. Anche per quel suo allargare il raggio della ricerca su scala internazionale.
Ma lo stesso Vinilici. Perché il vinile ama la musica, film di Fulvio Iannucci datato 2018 che abbiamo visto in streaming Fuori Concorso all’IndieCinema Film Festival, di spunti interessanti ne coltiva parecchi, forte di un andamento spigliato, delle sue piccole chicche musicali e di “ospiti” decisamente a loro agio, nel raccontare la propria passione per i dischi. Principalmente collezionisti, musicisti e altri addetti ai lavori, con interventi di Elio e le Storie Tese, Renzo Arbore, Claudio Coccoluto e Red Ronnie che aiutano da subito a focalizzare l’argomento, mentre gli amanti del prog italiano anni ’70 avranno un autentico sobbalzo, nel confrontarsi nuovamente in studio di registrazione col percorso artistico degli Osanna. Ad ogni modo, la palma del più simpatico tra gli intervistati va senz’altro al mitico Carlo Verdone, disposto anche a raccontare per niente edificanti disavventure… su tutte quella del raro e prezioso vinile fatto sparire a casa sua da qualche ospite o amico di gioventù alquanto “disinvolto”, per usare un eufemismo, con la beffa finale costituita dal saperlo in vendita a Portaportese, anni dopo, senza nemmeno la possibilità di riacquistarlo.
Oltre alla spigliata aneddotica, sono le informazioni sul presente e sul passato dei vinili a incuriosire lo spettatore, partendo magari dal così sentito ritratto di Napoli, patria della musica e del disco nel Bel Paese. È infatti nella città partenopea che a ridosso del ‘900 fu fondata la Phonotype Record, tra le prime case discografiche al mondo ad avere un autonomo stabilimento per la fabbricazione di tali oggetti, oggi venerati e riscoperti persino dalle nuove generazioni. Perché il fascino del vinile in sé, la magia delle copertine e il suono inconfondibile prodotto da un giradischi continuano a non avere eguali.

Stefano Coccia

Il lungometraggio è disponibile per la visione sulla piattaforma IndieCinema

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