Non aprite quelle porte
Visti i precedenti per il piccolo e grande schermo di Paul Feig, compresi Jackpot! e Un piccolo favore con relativo sequel, una trama e dei personaggi come quelli al centro di “The Housemaid”, l’omonimo romanzo del 2022 di Freida McFadden sembravano proprio fatti apposta per lui e il suo cinema. E infatti pochissimi anni dopo la pubblicazione eccoci qui a parlare della trasposizione che il regista statunitense ha realizzato del romanzo della scrittrice newyorchese, in uscita nelle sale nostrane con il titolo Una di famiglia, a partire dal 1° gennaio 2026 con 01 Distribution.
Testo originale alla mano, la sceneggiatrice Rebecca Sonnenshine ha poi finito di cucire addosso a Feig lo script, dando vita a un racconto di tensione, desiderio e inganni ambientato nel cuore dell’alta società, dove niente è come sembra e la perfezione è solo apparenza. E il risultato guarda caso è un nuovo thriller psicologico in odore di crime che vede ancora una volta un faccia faccia senza esclusione di colpi tra due donne come quello andato in scena in Un piccolo favore. Rivali, con terzo incomodo maschile, che stavolta sono state affidate a Sydney Sweeney e Amanda Seyfried. La prima veste i panni di Millie, una giovane donna in fuga dal proprio passato che accetta un lavoro come domestica nella sfarzosa villa della seconda che risponde al nome di Nina e di suo marito Andrew Winchester, nei panni del quale troviamo Brandon Sklenar. Quello che inizialmente appare come il lavoro dei sogni e l’opportunità per ricominciare, si trasforma rapidamente in un sottile gioco fatto di segreti, seduzione, scandali e potere. Dietro le porte chiuse della casa Winchester, nessuno è davvero al sicuro e tutti nascondono un segreto.
Ed è intorno a questa catena di segreti inconfessabili che ruota e si sviluppa il meccanismo mistery che, dopo improvvise mutazioni di genere nel racconto con tanto di incursioni crime e sanguinarie, avrà il suo culmine in un efficace colpo di scena finale. Il tutto dopo una serie di depistaggi capaci di confondere le acque e di mescolare le carte in gioco, basati su continui cambiamenti di fronte e delle posizioni dominanti tra le pedine presenti sullo scacchiere. Pedine che Feig muove a suo piacimento e che trova nel trio protagonista un discreto contributo. In particolare il duello Sweeney-Seyfried produce le giuste scintille, così come era stato per quello tra la Kendrick e la Lively nel capitolo iniziale di Un piccolo favore. Utile alla causa anche il vertice del triangolo amoroso e sessuale rappresentato da Sklenar, che nel ruolo dell’ambiguo e affascinante marito assolve bene al proprio compito. Non si può dire la stessa cosa di quelli secondari, con il tuttofare italiano interpretato da Michele Morrone che sembra un mero accessorio.
Peccato che nell’economia generale del racconto di Una di famiglia vi siano delle accelerazioni troppo repentine degli e negli eventi, dovute a dei tagli operati nella timeline che sembrano fatti con le cesoie invece che con un più affilato bisturi. Le svolte, infatti, dopo una prima ora ben costruita e ricca di tensione diventano troppo frettolose e meccaniche, depotelizzando di molto la componente thriller che fino al giro di boa aveva funzionato a pieni giri.
Francesco Del Grosso









