Un amore sopra le righe

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7.0 Awesome
  • voto 7

La donna nell’ombra

Se ci perdonate la banalità, Un amore sopra le righe – titolazione italiana non certo molto ispirata del più funzionale titolo originale Mr e Mme Adelman – non poteva che essere un lungometraggio di chiara matrice francese. E non tanto perché cerca e trova, abbastanza felicemente, una soluzione di sintesi tra l’incontenibile flusso vitale dell’amato (da chi scrive) cinema di Arnaud Desplechin e il bozzettismo un po’ ruffiano e trasognato di quello firmato da Claude Lelouch; quanto invece per aver centrato un tono narrativo costante nel racconto, perennemente oscillante tra ironia e disincanto, con qualche punta di cattiveria che evita un possibile scivolamento nella melassa sempre in agguato quando si parla di relazioni amorose che si protraggono nel corso degli anni.
A piacere di Un amore sopra le righe è soprattutto la percezione, da parte spettatoriale, di quanto possa essere sentito il materiale su cui si basa l’esordio registico dell’attore Nicolas Bedos (L’amore dura tre anni, Love is in the Air), per l’occasione coadiuvato, in sede di sceneggiatura, dall’altra protagonista del film, cioè Doria Tillier. Si respira insomma aria di grande alchimia non solo artistica, per un’opera prima che vuole essere certamente, ad una lettura superficiale, la cronaca di un rapporto sentimentale resistente sia alle difficoltà della vita che all’inevitabile usura del tempo; ma anche, nel suo significato più profondo, un’ode alla importanza della presenza femminile dietro ogni uomo affermato, rappresentando essa simbolicamente non solo una semplice musa ispiratrice. Nicolas Bedos interpreta infatti Victor, uno scrittore inquadrato dal film dagli stentati inizi fino alla definitiva affermazione. Chiave di volta del suo successo è la conoscenza con Sarah, ragazza fortemente determinata a fare di Victor il proprio compagno di vita, anche a costo di mettersi insieme prima con il suo migliore amico, poi addirittura con suo fratello, al fine di avvicinare l’amato inizialmente piuttosto riottoso. Già da queste succinte note narrative trapela un certo umorismo a permeare il tutto. Ma Un amore sopra le righe è, sin dalle premesse, un vero e proprio film-contenitore dove trovano posto momenti di grande originalità – il desiderio di Victor, proveniente da famiglia borghese assai benestante – di “farsi” ebreo dopo aver conosciuto i genitori di Sarah – ovvietà piuttosto prevedibili – la crisi con conseguente separazione temporanea della coppia – nonché incredibili momenti di cattiveria “intellettuale” perpetrata soprattutto (ma non solo) ai danni del primogenito Arthur, nato con una menomazione psichica che ne determina l’attrazione verso donne molto più anziane di lui. Senza contare le molteplici sedute di Victor dall’analista, autentico film nel film la cui conclusione dimostra tutto il salutare black humour sbandierato continuamente dal tipo di operazione cinematografica messa in atto.
Se a ciò si aggiunge un’assoluta credibilità delle interpretazioni dei poco più che trentenni Bedos e Tillier, anche quando il trucco li invecchia fin oltre le soglie della terza età, pare davvero difficile non rendere merito ad un’opera prima capace, pur con qualche inevitabile passaggio a vuoto nelle due ore di durata, di coniugare quasi alla perfezione intrattenimento di qualità e riflessioni esistenziali, senza porsi soverchi problemi su quale target di pubblico puntare o meno. Gli anni passano inesorabili, sullo sfondo la politica – di qualsiasi colore essa sia – non mantiene mai le proprie promesse (ne sappiamo qualcosa anche noi nello Stivale…), gli affetti e le amicizie sbiadiscono. Resta solamente la possibilità di un sentimento autentico, se necessario anche capace del massimo sacrificio. Ma pure di nascondere un segreto gelosamente custodito per decenni, come racconta Sarah nel lungo flashback, che rappresenta la spina dorsale narrativa di Un amore sopra le righe, all’incredulo giornalista ufficialmente biografo di Victor. Perché nella vita raramente ciò che appare corrisponde poi alla verità.

Daniele De Angelis

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