Cos’è una mamma?
Che cos’è una mamma? È quello che si chiede la venticinquenne Dania quando scopre di essere incinta, indecisa su cosa fare: tenere quel fagiolino che cresce dentro di lei o ricorrere al diritto all’aborto? In cerca di risposte, Dania decide di trasformare la sua incertezza in un film, incontrando donne di età, storie e visioni diverse, per guardare la maternità – o la non maternità – con uno sguardo esterno, di chi ha vissuto il suo stesso dilemma o di chi ha fatto scelte diverse. Troverà la sua risposta?
Il docufilm di Leonardo Malaguti, Tua madre, segue con occhio pop il percorso di Dania, le sue interviste a mamme (e plurimamme, come nel caso di Sabina e sua figlia Maddalena), avvocate, ginecologhe, ministre (il Ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Roccella), attiviste, psicologhe, ponendo domande più che dare risposte. Come la matrioska, leitmotiv del film, che contiene altre piccole bamboline dentro di sé, ogni domanda che si fa la giovane Dania apre a nuove quesiti, esplorando ogni aspetto di quella che è una scelta fondamentale nella vita di una donna. Tua madre è così un viaggio personale ma anche collettivo, uno sguardo attento e divertito sul ruolo della mamma e sulla sua percezione sociale.
Dalla domanda chiave: devo tenerlo o abortire?, Dania esplora così il mondo delle madri a 360°, chiedendo ai bambini cosa sia per loro la mamma, parlando con un diciannovennne di milf (“madri single di bell’aspetto sulla quarantina”), ponendosi l’eterno dilemma “dove finisce la mamma ed inizia la donna”, soffermandosi, attraverso le interviste ad attiviste e politiche, sulla legge 194/78 e gli obiettori di coscienza, e su quanto la libertà di scelta sia effettivamente libera o condizionata dallo stigma su chi non fa figli. Essere mamma è anche una scelta politica che influisce sul futuro del paese, sul welfare e le pensioni: in Italia si parla ormai di “inverno demografico”, un periodo prolungato di calo delle nascite e invecchiamento della popolazione che porta a gravi conseguenze economiche e sociali. Di contro, la maternità oggi non viene sostenuta economicamente da politiche adeguate; si dice che per crescere un figlio serva un villaggio, ma nella nostra società, soprattutto nelle metropoli, quel “villaggio” non esiste più, e lo Stato non supplisce a questa mancanza con strutture ed aiuti sufficienti a sostenerne il peso reale.
La parola “mamma”, capisce infine Dania, non è indolore: ha mille sfumature ed implicazioni, che influiscono sulla effettiva libertà di scelta della donna, condizionandola in un senso o nell’altro. Dania racconta del numero elevato di obiettori di coscienza che rifiutano di praticare l’aborto ma anche della pratica sottile di far sentire in colpa chi sceglie questa via, rendendo la scelta dell’interruzione di gravidanza un trauma nella vita di una donna. Nel film di Malaguti si parla di scelta, ma anche di necessità, di chi figli ne avrebbe voluti ma non ne ha avuti; e di chi, come il transgender Dario, ne ha avuto uno a vent’anni, quand’era ragazza ma già si sentiva uomo, ed ha vissuto con difficoltà i cambiamenti del suo corpo durante la gravidanza.
Tra matrioske, sfilate di moda improvvisate, immagini viste attraverso l’occhio dello schermo di uno smartphone, grafiche accattivanti e linguaggio pop, Malaguti esplora tutte le implicazioni della parola “mamma” con ironia e sensibilità, ponendo tanti interrogativi, ascoltando tante voci, ma lasciando le risposte allo spettatore. Tua madre, ibrido tra un documentario ed un film, racconta una, tante storie: testimonianze a trecentosessanta gradi che indagano luci e ombre del “mito della mamma”. Chi scrive fa parte della categoria di chi non ha avuto figli ed ha portato su di sé il peso di quella che dovrebbe essere una scelta personale, prima in famiglia quindi nei rapporti sociali; sebbene oggi le cose stiano cambiando, il docufilm di Malaguti mostra quanto ancora la donna sia condizionata da tutta una serie di fattori che influiscono su questa libertà di scelta. Perché per ogni donna che sceglie di avere un figlio, costruendosi finanche il proprio villaggio (come Sabina e Maddalena), ce ne sarà sempre una che farà una scelta diversa.
Michela Aloisi









