Three the Movie

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7.0 Awesome
  • VOTO 7

Udine labirinto di pensieri, sentimenti e tensioni

A margine di qualsiasi altra considerazione, senz’altro positiva, su un film indipendente così ricco di spunti come Three the Movie, vi è una riflessione che in via preliminare ci terremmo a fare: da tempo coltiviamo l’idea che al territorio del Friuli, e più in particolare a una città dall’identità forte come Udine, non sia stato ancora concesso dalle produzioni cinematografiche nostrane lo spazio che indubbiamente merita. Forte è insomma l’impressione che determinate location non siano state finora adeguatamente valorizzate. Certo, negli ultimi tempi si sono manifestate alcune piccole parabole autoriali assolutamente degne di nota, come quella di Lorenzo Bianchini a ridosso di un cinema di genere da lui approcciato in maniera assai personale: Lidrîs cuadrade di trê (Radice quadrata di tre, 2001), Custodes Bestiae (2004), Occhi (2010) e Oltre il guado (2013) i suoi lavori più noti. Sono state tutto sommato poche le operazioni simili, rispetto al potenziale fascino dei luoghi di cui parliamo. Ci si aspetta quindi di vedere altro in futuro. Ma intanto ci accontentiamo volentieri del modo in cui abbiamo visto pulsare di vita (e di sorprendenti intuizioni filosofiche) il magnifico centro storico di Udine, nel lungometraggio diretto da Yassine Marco Marroccu e da Elisabetta Minen, che è anche autrice di soggetto e sceneggiatura.

Singolare esempio di un cinema di ricerca che si affida a un ritmo fluido e magnetico, per veicolare con leggerezza concetti importanti, Three the Movie pone il capoluogo friulano nella posizione di palcoscenico per alcune paradigmatiche vicende umane, che si dipanano tra problemi sociali reali e intriganti divagazioni metafisiche, tra la presenza concreta del territorio e la sua astrazione al servizio di determinati sviluppi concettuali. Tutto dominato dal numero tre. E con triadi di personaggi che si attraggono, si respingono, si contrastano e si relazionano in mille altri modi, con la forza di una parabola estremamente attuale e al tempo stesso orientata verso principi universali.
I personaggi, insomma, oltre a essere persone alle prese con problemi reali, sono anche attanti di un dibattito filosofico e religioso che può appassionare o irritare lo spettatore a seconda della propria predisposizione verso certe tematiche; dibattito interno a quella narrazione, indubbiamente rapsodica e frammentata, il cui sincopato procedere risulta accentuato pure da ardite scelte di montaggio, Sì, perché certi scorci metafisici possono generare reazioni differenti in ognuno. Vediamo quindi le vite della ragazza carnica di fede cristiana trasferitasi da tempo nella vicina Udine e dei due giovani migranti, uno iraniano di credo islamico e l’altro ebreo ucraino, incrociarsi secondo traiettorie che creano un primo confronto dal forte valore emozionale. Accanto a loro vi sono però altre due triadi di personaggi, che potremmo definire “consiglieri spirituali” da un lato e presenze di ordine metafisico o ad esso affine dall’altro, il cui influsso avrà esiti importanti sul loro destino.
Accompagnato benissimo dalla colonna sonora di un compositore come Roberto Salvalaio, apprezzatissimo all’estero, nonché capace di gestire con rara sensibilità tradizioni musicali di provenienza diversa, Three the Movie si avvale peraltro di presenze attoriali incisive e visibilmente partecipi delle parti assegnate loro, per dar vita a un curioso apologo che si rivela strada facendo concettualmente ricco e visivamente ricercato.

Stefano Coccia

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