Tokyo Vampire Hotel

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8.5 Awesome
  • voto 8.5

Una guerra all’ultima goccia di sangue

Chi anche solo per un attimo aveva temuto che un regista come Sion Sono perdesse tutta la sua potenza ed ecletticità espressiva e visiva passando dal grande al piccolo schermo, ebbene potrà dormire sonni tranquilli, perché una simile ipotesi è lontana anni luce dal diventare certezza. La prova, semmai ce ne fosse stato bisogno, non arriva a parole, ma con i fatti. A parlare sono i nove episodi della mini serie televisiva Tokyo Vampire Hotel, trasmessa da Amazon Prime Japan a partire dallo scorso giugno, della quale il pubblico della 35esima edizione del Torino Film Festival ha potuto ammirare la versione cinematografica, curata dallo stesso regista giapponese.
Sono dimostra, come già in passato con altre produzioni televisive a lui affidate (Minna! Esupâ dayo!, Kaette kita jikô keisatsu e Jikô keisatsu), che i limiti imposti da certe esigenze del tubo catodico o della fruizione web non hanno costituito un ostacolo al suo modo di fare e concepire l’audiovisivo. Di fatto, la destinazione non ha influito in nessun modo sul modus operandi e sul prodotto finale. In Tokyo Vampire Hotel è, infatti, possibile rintracciare chiaramente, sin dalle primissime sequenze, il suo riconoscibilissimo marchio di fabbrica, che lo ha consacrato come uno dei più apprezzati e imprevedibili registi contemporanei del panorama asiatico e non solo. In tal senso, sono sufficienti i 142’ che vanno a comporre la versione cinematografica di Tokyo Vampire Hotel per ritrovare Sono e il DNA della sua sterminata filmografia. Da questo punto di vista, quanto abbiamo avuto modo di vedere nella kermesse piemontese , per quanto ci riguarda rappresenta un vero e proprio compendio, o meglio una sorta di bignami che racchiude in sé l’incredibile versatilità, ma soprattutto il coraggio e l’inventiva che ne hanno caratterizzato sin dagli esordi la carriera. Queste due ore e passa di fruizione sono lo specchio che riflette sullo schermo il suo talento tecnico-stilistico assolutamente strabordante, frutto della follia visionaria e senza freni di un cineasta poliedrico. Qui ritroviamo il puzzle cromatico con il quale normalmente dipinge sullo schermo ogni singola immagine. L’hotel che fa da cornice alla vicenda è una tavolozza piena zeppa di colori, dove si fa spazio prepotentemente il rosso degli ettolitri di sangue versati scena dopo scena, amputazione dopo amputazione. Come era stato ad esempio per Tokyo Tribe, tanto le lame affilate delle spade quanto il piombo delle pallottole, diventavano i pennelli con i quali a suo tempo Sono dipingeva le varie mattanze. In tal senso, Tokyo Vampire Hotel è una vera e propria “orgia” di violenza estrema (vedi il prologo con lo sterminio nel ristorante o il lungo bagno di sangue dell’epilogo) , attraverso la quale l’autore esorcizza, a suo modo, la violenza stessa, puntando il dito con la solita ferocia contro la Società e le derive morali del suo Paese (e non solo).
E poi c’è la componente narrativa, anch’essa riconoscibile a prima vista. Mescolando senza soluzione di continuità i generi (dal dramma alla commedia grottesca, dal musical al melò, passando per il martial arts action e le varie declinazioni dell’horror, compreso lo splatter), il regista giapponese sintetizza con una carrellata irrefrenabile di highlights le fasi salienti di una battaglia epocale che vede il male confrontarsi senza esclusione di colpi con il male stesso. Due clan di vampiri si combattono per la conquista di Tokyo (e del cibo), mentre la civiltà crolla, l’umanità cerca di mettersi in salvo e una ragazzina si destreggia tra i non morti. Manami è preso di mira da vampiri durante il suo 22 ° compleanno. K, possiede un potere tremendo, cerca utilizza per salvare la sua famiglia durante una tremenda battaglia. Nello stesso giorno, alcuni giovani uomini e donne sono invitati a hotel Requiem dove si terrà un sontuoso incontro tenuto dal misterioso Yamada. Egli vive e gestisce questo bellissimo, hotel insieme alla strana Imperatrice e a Elizabeth Báthory. Improvvisamente Yamada dichiara alla folla che l’indomani sarà l’Apocalisse e solo le persone all’interno di questo hotel verranno salvate.
Come avrete intuito dalla lettura della sinossi, prima di avventurarsi nella visione di Tokyo Vampire Hotel, è consigliabile sgomberare dalla mente tutta una serie di prodotti legati all’immaginario vampiresco degli anni più o meno recenti, a cominciare da certe tipologie di rivisitazioni e rielaborazioni commerciali come i vari Twilight, Underworld o Blade. Anche quella firmata dal cineasta nipponico è a sua volta una rielaborazione che prende spunto dal Mito dei succhiasangue per antonomasia, ma qui si passa decisamente a un altro livello, tanto sul piano formale che da quello più squisitamente drammaturgico. Ed è il regista stesso a mettere ulteriormente le cose in chiaro dichiarando: “Desideravo fare un film originale sui vampiri da molto tempo. Mi ci sono avvicinato come se fosse un film. Sono orgoglioso di dire che abbiamo creato qualcosa che non è mai stato fatto prima né come serie tv né come lungometraggio. Spero vi piacerà”. Tranquillo Sion, a noi come a tanti altri presenti a Torino, è piaciuto moltissimo.

Francesco Del Grosso

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