They Thought They Saw a Ghost

0
7.5 Awesome
  • voto 7.5

Pensarono di avere visto un fantasma

Pensarono di avere visto un fantasma e ne parlarono con il cappellano del porto. Il cappellano non volle riderne ed allora prese con sé i marinai, si avviò lungo la nave e procedette ad una semplice benedizione. Questo è uno degli aneddoti raccontatici in questo They Thought They Saw a Ghost, documentario presentato al 39° Bergamo Film Meeting nella sezione Visti da vicino, opera di Paolo Patelli, Giulio Squillaciotti, Giuditta Vendrame. I tre, nel saluto che sempre precede la proiezione, spiegano come il film, nota ribadita in calce nella stessa pellicola, sia la rielaborazione di un’installazione chiamata Work, Body, Leisure e preparata per il padiglione olandese della 16° Biennale di archiettura a Venezia. Il progetto mirava ad indagare l’impatto dell’automazione nel mercato marittimo in tutti i suoi aspetti: operazioni in porto, carico e scarico, lavoro a bordo e navigazione. Nel farlo tenta di approfondire l’invisibilità del lavoro nell’automazione. Ma il fatto che il lavoro sia invisibile non vuol dire che non esista. Il punto è: come sta cambiando quel mondo e gli spazi ad esso collegati? Si sentono varie testimonianze di tecnici, lavoratori, operatori collaterali. Ed in effetti un fantasma ci pare di vederlo anche noi spettatori, lo spettro del lavoro e di un mondo che scompaiono. Il mestiere del marinaio è sempre stato un mestiere carico di un suo fascino, un modo duro e faticoso di guadagnarsi da vivere, certo, ma che non ha mai mancato di esercitare un’aura di meraviglia ed avventura. L’automazione e le nuove regole di lavoro e trasporto, molte delle quali legate ad una maggiore richiesta di sicurezza dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, così almeno ci dice un capitano intervistato, hanno reso il mestiere del marittimo ancora più difficile ed usurante. In quello che ci si aspetterebbe essere un mondo caotico ed affollato, predominano silenzio e vuoto. L’automazione e le nuove regole non sembrano essere un grande affare per i marittimi, quanto piuttosto per le compagnie armatrici. Questo paiono volerci far scoprire gli autori del documentario. Ciò a cui assistiamo nella pellicola è una serie di persone che ci testimoniano come un mondo che per secoli si è tenuto in piedi con un suo equilibrio, fornendo un senso di comunità e di orgoglio personale a chi lo componeva, stia lentamente scomparendo.
Le condizioni di lavoro anziché migliorare stanno peggiorando, con i marittimi letteralmente prigionieri sulle navi sulle quali sono imbarcati, incatenati a ritmi di lavoro schizofrenici, praticamente disoccupati durante la navigazione ed oberati fino allo sfinimento durante le operazioni in porto. Opera interessante per approccio resta un documentario d’indagine un po’ irrisolto, in bilico tra estetica ed inchiesta. Lavoro comunque meritevole quello degli autori e che merita l’attenzione del pubblico.

Luca Bovio

Leave A Reply

2 + 20 =