They Shall Not Grow Old

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7.5 Awesome
  • VOTO 7.5

Trincee

I tempi del geniale mockumentary Forgotten Silver sono lontani. In anni più recenti Peter Jackson si era sempre cimentato, il più delle volte brillantemente se non addirittura maestosamente, con opere di finzione. Pure per questo il documentario programmato nel corso della 13esima Festa del Cinema di Roma era atteso al varco con quasi morbosa curiosità. La prima sorpresa è arrivata proprio oggi, 22 ottobre, con la proiezione mattutina riservata alla stampa. E non è stato un riscontro piacevole: il film è partito infatti senza sottotitoli, non sappiamo ancora se per un estemporaneo problema tecnico o per la mancanza di una traduzione italiana, il che vorrebbe dire che ciò è destinato a ripetersi anche nelle proiezioni col pubblico. Sarebbe davvero un peccato. Perché le testimonianze verbali dei soldati e degli ufficiali dell’Impero Britannico andrebbero ascoltate con particolare attenzione, in quanto documento storico di grande rilievo. E il continuo alternarsi di accenti ed inflessioni provenienti dall’Inghilterra, dal Galles, dall’Irlanda, dal Canada, dall’Australia e da svariate altre terre, allora appartenenti alla Corona britannica, può di sicuro creare difficoltà ad un pubblico non strettamente anglofono.

Fatta questa premessa, va altresì detto che They Shall Not Grow Old va oltre il concetto di lavoro su commissione, unendo all’indiscutibile valore storiografico e testimoniale i frutti del sapiente lavoro sulle immagini che un Maestro del cinema come Peter Jackson ha saputo approntare per l’occasione. Per quanto riguarda la genesi di tale documentario, esso è stato realizzato per il centenario della fine della Prima Guerra Mondiale ricorrendo a un materiale d’archivio decisamente vasto, come quello fornito dai Musei Imperiali della Guerra presenti nel Regno Unito e dalla stessa BBC: filmati d’epoca, registrazioni sonore, cui vanno saltuariamente ad aggiungersi cartoline e manifesti propagandistici di notevole impatto.
Ma non è soltanto la ricchezza del materiale a saltare all’occhio, quanto piuttosto il suo utilizzo da parte del cineasta neozelandese. Da un lato la preoccupazione primaria pare essere, giustamente, il riordino in senso cronologico e tematico delle tante riprese originali inserite nella narrazione. Il filo logico di They Shall Not Grow Old si snoda significativamente tra operazioni di reclutamento, addestramento delle reclute stesse, raggiungimento del fronte, vita in trincea, assalti feroci, sperimentazione di nuove armi, rapporto coi prigionieri, fino a una breve ma emblematica parentesi riguardante la condizione dei reduci dopo la cessazione delle ostilità. In questa microstoria di parte britannica della Prima Guerra Mondiale non vi è alcun elemento o quasi, che sfugga alla lente d’ingrandimento del regista.
Il dato registico più sconvolgente è però un altro: a un certo punto del film non solo si abbandona il bianco e nero, grazie a un ardito lavoro di colorizzazione digitale dei filmati originali, ma si attuano in post-produzione diversi altri stratagemmi attraverso i quali la fruizione delle immagini si modifica considerevolmente, orientando lo sguardo dello spettatore verso un empatico avvicinamento all’umanità dei soldati, intesa sia come comprensione dei loro stati d’animo che come raffigurazione ancora più realistica dei rischi corsi sotto il fuoco nemico, dei disagi affrontati in trincea, delle morti così spesso cruente ed atroci. Peter Jackson non si è perciò accontentato di individuare un fil rouge, per il materiale raccolto, ma ha voluto che pulsasse di vita (e di morte), annullando il più possibile la distanza emotiva da quelle riprese così datate e apparentemente chiuse nel loro tempo.

Stefano Coccia

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