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They Carry Death

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VOTO: 7

Morte viaggia con loro

Nel tramandare il leggendario viaggio di Cristoforo Colombo verso il nuovo mondo, spesso si tralascia un passaggio fondamentale: quello della sosta delle tre caravelle presso le isole Canarie, dove i conquistadores fecero rifornimento di cibo, acqua… ed uomini. Parte da questa premessa l’interessante ed anomalo They Carry Death (Eles transportan a morte) della galiziana Helena Giron e del canario Samuel M. Delgado, presentato all’edizione del ventennale del Ravenna Nightmare Film Festival, per portare poi lo spettatore in un viaggio sul filo della morte.

Siamo nel 1492. Durante la sosta alle Canarie, tre marinai fuggono da Colombo rubando una vela della caravella; tra loro, un giovane innamorato, che ha scelto di imbarcarsi per evitare una condanna a morte ingiusta e vorrebbe tornare dalla sua amata. A casa, la sua donna, disperata, probabilmente incinta, si getta da un dirupo; la sorella cerca di portarla da una guaritrice per salvarla. Su questi due binari paralleli che pure si incrociano a tratti, riprese cupe e selvagge costruiscono un film straniante, che apre diversi possibili scenari ed interpretazioni.

Le storie incontrano la Storia, e ne danno una visione lontana dall’edulcorato racconto che se ne fa a scuola. La collaborazione registica tra una galiziana ed un canario mostra come la barbarie dei conquistadores si manifestò anche su queste belle isole, è una critica al colonialismo in senso lato come esportazione forzata di un modello socio-culturale, ma anche alla Santa inquisizione, pronta a bollare come strega ogni donna libera ed indipendente, generalmente le guaritrici ma non solo, nello specifico donne lasciate a casa dagli uomini partiti con Colombo e che hanno trovato nella conoscenza della natura e delle erbe il proprio destino. Il tema della morte che aleggia lungo tutto il film, è potenziato dai tempi dilatati e dalle alternanze continue tra buio totale e luce, che rendono faticosa la visione ma accrescono il senso d’angoscia e lo straniamento voluto dai registi di fronte al palesarsi delle storie nella Storia, di quella narrazione anticonvenzionale che il racconto ufficiale ha nascosto dietro la Grande Scoperta.

Michela Aloisi

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