The Mirror Never Lies

0
7.5 Awesome
  • voto 7.5

Liberando i pesci e l’immaginazione

Capita spesso che la prima parola a essere associata inevitabilmente all’arte cinematografica sia  “immaginazione” spesso accompagnata da “finzione” nella sua accezione di creazione fantastica ed è qui che entra in campo il gioco di parole col termine inglese “to lie”. Nel primo lungometraggio di Kamila Andini, The Mirror Never Lies, Biancaneve docet, lo specchio non può mentire e come in ogni fiaba che si rispetti l’elemento magico s’insinua nella trama portante per condirla e colorare di nuove sfumature anche tòpoi già visti. Presentata al Festival Internazionale del Cinema di Berlino 2012 nella sezione Generation KPlus e vincitrice del Premio Giovani Talenti al Mumbai Film Festival 2011, l’opera prima di Kamila Andini ha avuto la sua anteprima nazionale alla 22esima edizione del Festival del Cinema Africano, d’Asia e d’America Latina.
La regista indonesiana mette in scena uno dei temi ricorrenti nella letteratura e nel cinema: l’abbandono del padre (in questo caso involontario) e il tentativo della piccola Pakis (Gita Novalista) di farne lutto. Per far questo, la Andini cerca una nuova luce, e ci riesce, grazie a una messa in quadro che pone al centro la bambina e la natura, che in The Mirror Never Lies non funge da mero sfondo paesaggistico, ma diventa un personaggio co-protagonista determinante nel rapporto con Pakis, nel far entrare lo spettatore nel modus vivendi della popolazione dei Bajo fino ad assurgere alla terza funzione di veicolo del messaggio ecologista (vedi la scena dei bambini che raccolgono le bottiglie dalla spiaggia).
Memore degli insegnamenti di suo padre – il regista indonesiano Garin Nugroho impegnato sociopoliticamente, Kamila Andini rende i bambini il cuore pulsante e il motore di The Mirror Never Lies (vedi Leaf on a Pillow e Of Love and Eggs di Garin Nugroho in cui i bambini ricoprono una veste chiave nella dinamica filmica) in coesistenza con la vita pulsante dell’Oceano. In diretta relazione con Pakis, quasi in simbiosi in un buffo e tenero corteggiamento, incontriamo, infatti, Lumo che ben presto sarà accomunato con la piccola da un destino ricorrente e con cui quegli abitanti cercano di convivere. I Bajonesi hanno fatto del mare la loro casa, vivono in capanne costruite su palafitte sull’acqua potendo contare solo sulla pesca. Quando il marito di Tayung (Atiqah Hasiholan) risulta ormai disperso in mare l’unica risorsa di sostentamento resta la raccolta di vongole e alghe marine per la vendita a cui la donna aggiunge la trasformazione della camera di suo marito ad uso pensionistico ed è così che arriva “lo straniero”. Tudo (Reza Rahadian), biologo marino di Jakarta, arriva sull’isola per monitorare e studiare i delfini; finisce per attrarre in modo diverso la bambina e sua madre, ma allo stesso tempo diventa l’elemento “altro” che mina l’equilibrio familiare. Col dipanarsi della narrazione si intrecciano due filoni: quello naturalistico-ecologico con quello dei rapporti – padre/madre e figlio, uomo-donna. Con la forza della semplicità, The mirror never lies ci fa notare e vivere il contrasto tra l’innocenza infantile – visibile anche nell’esternazione dei sentimenti – e la rappresentazione del desiderio che Tayung sente crescere sempre più verso Tudo, l’uomo che sta prendendo il posto di suo marito ormai anche nel suo cuore e non solo in casa.  Risulta per noi di difficile comprensione il gesto della madre di coprirsi il volto di una crema bianca, quasi a voler nascondere la sua femminilità con una maschera. Un ruolo importante e, invece, ben decifrabile lo assume lo specchio, oggetto regalato a Pakis da suo padre e a cui la piccola si aggrappa sperando di veder comparire il suo volto grazie a un rituale magico. Di riflesso, la bambina viaggia nell’acqua cristallina – straordinaria la fotografia subacquea che ci porta all’avanscoperta della barriera corallina (si sfocia però a tratti in riprese da documentario della National Geographic) – tra sogni e realtà, facendo pace col mare e scoprendo che «tutto ciò che riguarda il mare è il suo futuro». Un lirismo misto alla semplicità attraversa questo debutto alla regia e, traslando con la mente dai loro canti popolari ai nostri versi, lasciamo i nostri lettori rimembrando il nostro poeta «Ma sedendo e mirando, interminati/ spazi di là da quella, e sovrumani/ silenzi, e profondissima quïete/ io nel pensier mi fingo […] Così tra questa/ immensità s’annega il pensier mio:/ e il naufragar m’è dolce in questo mare» (da “L’infinito” di Giacomo Leopardi).

Maria Lucia Tangorra

Leave A Reply

dieci + 18 =