The Habit of Beauty

0
6.0 Awesome
  • voto 6

La piccola bellezza

L’occhio della cinepresa riprende un apparecchio fotografico che con lentezza mette a fuoco il paesaggio catturato dall’obiettivo. Inquadrature fisse, treppiedi immobile, un lago, una montagna e poi il silenzio che avvolge come una coperta calda. All’improvviso dirompe sullo schermo il rumore assordante di un’automobile che sbanda, suggerendo pudicamente un lutto prematuro.
Il prologo di The Habit of Beauty, opera prima di Mirko Pincelli, rivela un lungometraggio dai toni ambiziosi e con estrosi movimenti di macchina che denotano la volontà del documentarista, trapiantato in Inghilterra, di mostrare una discreta padronanza della tecnica. Le dissolvenze incrociate tipiche del cinema classico e le riprese dall’alto sono lo scheletro di un film di formazione che abbraccia individui di età differenti, ma accomunati da un unico destino.
Un grave incidente cambia per sempre la vita di Ernesto (Vincenzo Amato) ed Elena (Francesca Neri), una coppia felice che vive a Londra con il figlio dodicenne. Il piccolo Carlo è l’unica vittima di un tamponamento avvenuto in Trentino, luogo nativo della famiglia. Devastati dalla perdita del bambino, i genitori decidono di separarsi. Dopo tre anni i due abitano ancora nella capitale inglese. Ernesto si divide tra occasionali frequentazioni di giovani modelle e volontariato in un carcere londinese, dove impartisce lezioni di fotografia ai detenuti. Elena, gallerista d’arte, convive con Stuart (Noel Clarke), un uomo d’affari pragmatico che ricorda costantemente alla donna di cambiare prospettiva e di non rimpiangere il passato.
Le anime di Ernesto ed Elena sono lacerate dalla depressione mentre i loro corpi procedono per inerzia come fantasmi nelle glaciali strettoie di una metropoli decadente, fino all’incontro con Ian (Nico Mirallegro), un giovane emarginato di periferia che grazie agli insegnamenti del fotografo prova a emergere dallo squallore di un’esistenza opprimente, fatta di famiglie disfunzionali e microcriminalità.
In The Habit of Beauty il dramma nato dalla separazione, la malattia come meccanismo di ricongiungimento delle parti e l’arte quale fonte di salvezza vengono esplorati con minuzia attraverso una regia alquanto sobria e matura, a volte didascalica, sebbene si tratti comunque di argomenti ampliamente analizzati nel cinema indipendente che ama fondere lo stile elegante al melodramma urbano.
Il doppiaggio indebolisce l’esordio di finzione del regista, in quanto risulta più difficile percepire la naturale connessione tra i due protagonisti che, a differenza del cast anglosassone, parlano italiano quando si ritrovano insieme. Forse è anche per questo motivo che il passaggio di testimone tra Ernesto e il “figlio putativo” rappresenta il vero nucleo di The Habit of Beauty, opera a cui avrebbe sicuramente giovato un approfondimento del loro rapporto, sacrificando qualcuna delle ricorrenti sequenze in cui traspare la violenza del padre alcolizzato di Ian.
Nico Mirallegro veste comodamente i panni di un ragazzo in cerca di riscatto, interpretando con naturalezza un personaggio ricco di sfaccettature. Vincenzo Amato e Francesca Neri provano a instillare in Ernesto ed Elena la giusta dose di malinconia e velata rassegnazione, anche se tra i due è solo l’attore palermitano a muovere empatia nello spettatore, cementificando così la visione realista di Pincelli.

Andrea El Sabi

Leave A Reply

9 + 2 =