The Girl and the Spider

0
8.5 Awesome
  • VOTO 8.5

L’arte del trasloco

Presentato al 33° Trieste Film Festival nella sezione Fuori dagli sche(r)mi (mai collocazione fu più azzeccata), The Girl and the Spider (ovvero DAS MÄDCHEN UND DIE SPINNE, 2021) rappresenta in effetti un terremoto di immagini, in grado di destabilizzare soavemente la percezione dello spettatore, proiettato in una dimensione liquida dove gli stessi personaggi danzano al confine tra surreale quotidiano e apparente normalità.
Detto diversamente, l’insolita architettura diegetica e formale del film ci insegna come parafrasare un banale trasloco rendendolo poema visivo, in cui la ritualità dei gesti quotidiani si trasforma in apoteosi di sentimenti estremamente fluidi, eccentriche reazioni emotive, iperboli narrative strutturate ad incastri. Persino la repentina apparizione di un ragno dal passo felpato (quello del titolo, che quindi non mente) assume qui contorni quasi misterici. Un qualcosa di cui gli organizzatori del festival triestino erano senz’altro consapevoli, avendoci messo in guardia così, nella sinossi: definito come “una ballata poetica sul cambiamento e la transitorietà”, è l’opera seconda dei fratelli Zürcher, nuovi talenti del cinema svizzero, ed è stata la sorpresa della sezione Encounters all’ultima Berlinale, dove ha conquistato diversi riconoscimenti.

Coi suoi caroselli musicali stranianti e gli sguardi obliqui su una realtà perennemente cangiante, in divenire, The Girl and the Spider ci ha pertanto confermato il periodo di estrema vitalità attraversato dal cinema elvetico e il genuino talento di questi due cineasti, i fratelli Ramon e Silvan Zürcher.
Ci appoggiamo in questo caso direttamente alle loro dichiarazioni: “Come è accaduto nel nostro primo film DAS MERKWÜRDIGE KÄTZCHEN, che parlava di una famiglia e dei suoi vincoli, anche in DAS MÄDCHEN UND DIE SPINNE lo spunto di partenza è una scena famigliare in un giorno qualunque. Il film ruota attorno a un trasloco, che diventa la cornice ideale per raccontare la storia di una separazione tra due amiche, Mara e Lisa. Il trasferimento di Lisa viene a rompere quell’unità creata in molti anni di convivenza. La forza che cerca di allontanarsi si scontra con un’altra, contraria, che vuole mantenere la prossimità, e manda in frantumi il mondo circostante.
Ecco, ciò che ne deriva va al di là dell’apparente bozzettismo, del continuo alternarsi in scena di personaggi i cui legami reciproci vengono introdotti e disfatti con leggiadra, quasi vacua spensieratezza. Le stravaganti prossemiche individuate tra loro producono più che altro una sorta di sinfonia, che si nutre anche di strani incroci, disegni infantili, allusioni e ricordi. Tutto permeato di una sensibilità rara, che increspa le superfice creando però profonde risonanze interiori.

Stefano Coccia

Leave A Reply

2 × 5 =