Turisti per caso
Tra le piacevoli sorprese della 44esima edizione del Bergamo Film Meeting merita sicuramente di essere citato The Frog and the Water (Der Frosch und das Wasser), presentato nel concorso della kermesse bergamasca, dove tra l’altro si è aggiudicato il premio per la miglior regia. Si tratta di un altro importante riconoscimento per la pellicola diretta da Thomas Stuber, co-sceneggiata con Gotthart Kuppel e Hyoe Yamamoto, già vincitrice del premio per il migliore attore al Festival Black Nights di Tallinn 2025 andato ad Aladdin Detlefsen. La sua interpretazione, così come quella del compagno di set Kanji Tsuda, che tutti ricorderanno per le performance in Hana-Bi, Ju-On o Zatoichi, è tra le note positive di un’armoniosa orchestrazione.
Nel sesto film del cineasta tedesco, Detlefsen indossa i panni di Buschi, un giovane uomo con la sindrome di Down, che vive in un centro sanitario specializzato a Colonia. La sua routine quotidiana non lascia spazio a grandi sorprese. Così, durante una gita, coglie l’occasione di allontanarsi dai suoi compagni per unirsi a una comitiva di turisti giapponesi in viaggio tra Germania e Svizzera. Avendo vissuto tutta la sua vita senza parlare, stringe facilmente amicizia con Hideo, il più silenzioso e misterioso del gruppo che, nonostante la mise che lo fa sembrare un membro della yakuza uscito da un film di Kitano, è un uomo gentile, buono e soprattutto affranto da un recente lutto. I due si troveranno protagonisti di un on the road, breve e intenso, lungo le strade e le città della Turingia e poi Dresda, partendo da Weimar per giungere in quel Berna e Zurigo, mentre la responsabile del centro li sta cercando disperatamente.
Il regista di Lipsia, conosciuto per il pregevole Un valzer tra gli scaffali, porta sullo schermo una commedia dai toni garbati vestita da favola urbana e “realista”, che non ha bisogno di troppe parole e gag elaborate per strappare sorrisi dalle labbra dello spettatore. The Frog and the Water è infatti un racconto affettuoso su affinità improbabili, amicizie inaspettate e sul quieto coraggio necessario per uscire dai confini familiari. Si regge proprio sull’alchimia tra i personaggi principali, dalle situazioni semplici più che dalle azioni eclatanti, dalle piccole e grandi emozioni che scaturiscono dalle distanze caratteriali che con il macinare dei km del tour si vanno via via azzerando. Il tutto accompagnato dalle sonorità jazz di Caleb Arredondo, che scandiscono il ritmo del viaggio e del progressivo avvicinamento tra quelli che all’inizio erano esistenze solitarie in cerca di affetto. Peccato solo per l’accumulo di finali, con un epilogo di troppo che allunga la timeline di quei quindici minuti che a conti fatti sono di troppo.
Francesco Del Grosso









