The Dark Dawn

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7.0 Awesome
  • voto 7

Nel bel mezzo della tormenta

Si presenta sin da subito come un mix di fortunati film di genere The Dark Dawn, divertente e divertito cortometraggio diretto da Alessandro Spada e presentato in anteprima in occasione del Fantafestival 2019. Realizzato tra il 2012 e il 2013, il presente lavoro colpisce l’attenzione dello spettatore immediatamente per la sua fotografia che ha tutto il sapore delle pellicole realizzate tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta. Le atmosfere abilmente descritte, poi, fanno il loro in merito.

Tutto ha inizio nel bel messo di una suggestiva distesa di neve. A bordo di un pullman viaggia un prete, il quale si dirige immediatamente in una tanto inquietante quanto, a suo modo, magnetica casa isolata. La situazione che gli si presenta ci appare sin da subito alquanto spinosa: una ragazza mostra in tutto e per tutto i segni di una possessione demoniaca. Sua madre e la di lei domestica raccontano al prete le loro versioni. Quest’ultimo si accinge a fare il suo lavoro, ma tutto, improvvisamente, prenderà una piega inaspettata.
Fin dai primi momenti appare evidente che Alessandro Spada abbia giocosamente attinto a piene mani da quanto realizzato in passato. E in questo suo bizzarro lavoro c’è veramente di tutto: da Friedkin a Hitchcock, da Romero (si, proprio lui!) fino addirittura a Tarantino (impossibile non pensare, nel momento in cui vediamo l’enorme croce di legno in mezzo alla distesa di neve, all’incipit del bellissimo The Hateful Eight).
In poche parole, questo interessante lavoro di Spada ci appare chiaramente come un omaggio voluto ai grandi del passato, pur presentando, al contempo, una propria marcata personalità.
Se, dunque, nel momento in cui si ha a che fare con un prodotto di breve durata come può essere un cortometraggio, ci sembra inizialmente difficile trovare una chiave giusta per concludere una situazione tanto delicata come può essere quella di un esorcismo, Spada non ha avuto paura di osare e si è divertito parecchio nel dare sfogo alla più sfrenata fantasia cambiando addirittura tematiche, pur restando, allo stesso tempo, sempre nell’ambito del cortometraggio di genere.
Se a tutto ciò aggiungiamo una sottile vena di ironia – o, sarebbe meglio dire, di autoironia – ecco che il tutto acquista prontamente parecchi punti. Particolarmente degni di nota, a tal proposito, sono gli stessi dialoghi tra il prete e le due donne che lo hanno chiamato in aiuto: ridondanti, al limite del banale e dell’ovvio, privi di ogni qualsivoglia intento “serioso”, contribuiscono, di fatto, non soltanto ad alleggerire l’intero lavoro, ma anche a conferirgli quel velato carattere giocoso estremamente necessario nel momento in cui ci si rapporta a prodotti del genere. Proprio come mira a fare la stessa scritta scorrevole, in fondo allo schermo, che ripete il titolo del cortometraggio con a seguito la dicitura “secondo tempo”.
Nel suo piccolo, dunque, il presente The Dark Dawn è un lavoro che, a suo modo, sorprende e che altro non fa che rivelare una forte, fortissima cinefilia da parte dell’autore stesso. Cosa, questa, pur sempre gradita.

Marina Pavido

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