The Beatles: Eight Days a Week

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7.0 Awesome
  • VOTO 7

A caccia di miti

Nei suoi esiti più coinvolgenti e maturi la filmografia di Ron Howard si configura come personale rilettura di miti, come sentito tributo ad alcune eccezionali figure della cultura moderna, siano esse star musicali o assi dello sport, primedonne della politica o capisaldi della letteratura mondiale. Le memorabili sfide automobilistiche tra James Hunt (Chris Hemsworth) e Niki Lauda (Daniel Brühl), in Rush (2013). Il confronto dialettico di tutt’altra natura tra il giornalista britannico David Frost e Richard Nixon, ex Presidente degli Stati Uniti, in Frost/Nixon – Il duello (2008). E poi il recentissimo Heart of the Sea – Le origini di Moby Dick (2015), troppo poco considerato dalla critica italiana, ma in realtà perfettamente in grado di spostare sul quadrante marittimo il mito della frontiera americana, isolando poi con personalità, seppur attraverso il filtro rappresentato dal romanzo che Nathaniel Philbrick pubblicò nel 2000, alcune componenti essenziali di quell’aspro, selvaggio, annichilente confronto tra Uomo e Natura, così mirabilmente espresso in un classico come “Moby Dick”.

Divoratore di miti e leggende come pochi, lo sguardo del Richie Cunningham adulto ha dimostrato, fino ad ora, di saper bilanciare bene le opposte tensioni offerte da uno stupore quasi adolescenziale e da un opportuno disincanto, nel gestire simili materiali narrativi. Ci sembra pertanto che questo suo temperamento non sia stato affatto tradito, nell’approcciare ora a livello documentaristico personaggi di una caratura tale da non necessitare di ulteriori presentazioni: i Beatles.
Stupisce semmai che l’opera da lui dedicata ai Fab Four, poiché presentata qui da noi come “evento speciale”, sia apparentemente destinata a stazionare nei cinema italiani soltanto dal 15 al 21 settembre. Possiamo giusto sperare che una calorosa accoglienza da parte del pubblico spinga esercenti e distributori a prolungarne la permanenza in sala. Non successe così anche per alcuni dischi dei Beatles, destinati a rimanere in testa alle classifiche oltre ogni possibile previsione?
Non è solo amore per il quartetto di Liverpool a farci formulare tale auspicio. In questo suo The Beatles: Eight Days a Week Ron Howard ha saputo trovare la chiave giusta per passare in rassegna svariati anni di concerti, registrazioni in studio, apparizioni cinematografiche, annullando in gran parte il rischio d’aver messo troppa carne al fuoco, che pure a tratti si avverte. Ma a sedurre lo spettatore, oltre al riscoprire insieme le origini del mito, è quel sapiente incastro che viene a delinearsi approfondendo l’imponente dimensione pubblica assunta dalla band, senza perdere di vista il carattere del singolo, i momenti di crisi, le segrete aspirazioni e la magica interazione creatasi nel tempo tra i quattro baronetti inglesi. In tutto ciò, per il film-maker americano è stato di enorme utilità avere accesso a materiali rari, pressoché inediti, che offrono uno spaccato più veritiero e intimista dei leggendari tour dei Beatles.

Gli interventi dei sopravvissuti della band, Ringo Starr e Paul McCartney, si integrano poi bene con altre preziose testimonianze, ossia gli spezzoni di quelle interviste che definiscono meglio e amplificano la portata del mito stesso: da quella con il regista che ne diresse i film (a loro volta elementi importanti del loro manifesto pop, perciò ricordati più volte), ossia Richard Lester, fino alle interviste con personaggi tipo Whoopi Goldberg e Sigourney Weaver, due che da giovanissime fecero letteralmente di tutto pur di andare ai concerti dei Beatles. In tal modo Ron Howard non si limita ad inquadrare efficacemente l’affiatamento della band, o il modificarsi dei suoi equilibri interni nel corso degli anni, ma suggerisce anche con pochi sapienti tocchi cosa essa abbia significato per un’intera generazione. E risulta pertanto ancor più proficuo aver arricchito l’evento in questione con l’inserimento, al termine della proiezione, di quei 30 minuti, restaurati per l’occasione dalla matrice originaria in 35mm, dello storico concerto tenutosi allo Shea Stadium il 15 agosto 1965.

Stefano Coccia

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