Alcune buone idee perse in tanta confusione e comicità forzata
Sono passati tre anni da quando Superman (David Corenswet) ha rivelato al mondo la sua esistenza. Precipitato sulla Terra a bordo di una capsula spaziale proveniente da Krypton, lontano pianeta ormai distrutto da un cataclisma, è stato trovato nei campi del Kansas dalla famiglia Kent, che lo ha adottato e cresciuto chiamandolo Clark, insegnandogli i migliori valori e a gestire i suoi eccezionali poteri. Egli infatti, grazie all’energia del nostro Sole, una stella gialla, tra le altre cose è invulnerabile, straordinariamente forte ed in grado di volare a velocità supersonica. Difensore della città di Metropolis, dove oggi lavora come giornalista al Daily Planet, e dove ha intrecciato una relazione con la collega Lois Lane (Rachel Brosnahan), il potentissimo eroe ha da poco evitato un guerra tra due fittizi paesi, la Boravia e il Jarhanpur, intromettendosi per la prima volta in questioni internazionali, sollevando così dubbi sull’opportunità delle sue azioni. Mentre il governo degli Stati Uniti studia il modo di fermarlo, o quantomeno di controllarlo, la Boravia reagisce inviando un essere ad affrontare Superman che, evento mai accaduto, perde lo scontro salvandosi solo grazie al cane Krypto e agli automi che lo assistono e curano nella sua segreta fortezza celata in Antartide. Dietro tutto ciò ci sono le macchinazioni del multimiliardario Lex Luthor (Nicholas Hoult) il quale sta soffiando sul fuoco del lontano conflitto, facendo soldi a palate grazie al commercio delle armi, e che in realtà ha in mente un piano ancora più grandioso e sinistro.
Molto presto Superman si troverà ad affrontare nuove minacce, non solo provenienti da avversari in carne ed ossa, ma derivanti anche dalla capricciosa voluttà dei social network e dal cinismo dei media, dominati da ipocrisia, odio e “fake news”. Per riuscirci, dovrà cercare la collaborazione degli altri supereroi e riuscire nel frattempo a tenere in piedi la sua relazione con Lois. Ma soprattutto dovrà maturare come uomo.
Scritto e diretto da James Gunn, questo film si fa carico delle altissime aspettative dei DC Studios, la divisizione Warner Bros che desidera rilanciare in grande stile il suo universo cinematografico supereroistico. Impresa non facile, nonostante l’evidente affanno della rivale Marvel, anche per via di un conclamato calo di interesse per il genere. Sicuramente negli ultimi anni la DC non ha saputo trovare la chiave giusta per appassionare il pubblico ai suoi personaggi, inanellando una lunga quantità di flop e delusioni al botteghino. Si riparte dunque da zero, in un ennesimo tentativo di creare finalmente la scintilla che sappia catturare l’immaginario collettivo, anche se probabilmente fuori tempo massimo. Non è un caso, quindi, che come primo capitolo si cominci proprio dall’Uomo d’Acciaio, vera e propria pietra angolare della casa editrice DC Comics, comparso nell’aprile del 1938 sul numero uno della leggendaria testata Action Comics.
Le intenzioni si vedono subito, perché stavolta si decide di saltare completamente l’intera narrazione delle origini, già affrontate da Richard Donner nel celebre Superman (1978), quando nei panni del kryptoniano c’era ovviamente Christopher Reeve, e poi da Zack Snyder con Man of Steel (2014) ed Henry Cavill come protagonista. E’ una scelta legittima ma che sembra privarci di una parte importante, con la storia del personaggio riassunta da una manciata di scritte durante la prima sequenza per poi passare ad introdurre rapidamente il cane Krypto, la risorsa comica ed onnipresente di questa pellicola che sembra volersi arruffianare una buona fetta degli spettatori. E Krypto, come tante altre cose del film, può risultare divertente o detestabile, spesso sullo schermo col il solo compito di combinare guai e cercare di strappare risate mentre risolve a suon di morsi i problemi più difficili. Il cast funziona bene (soprattutto David Corenswet) e, oltre agli attori principali, vanno segnalati anche un efficace Nathan Fillion nei panni della Lanterna Verde Guy Gardner ed Edi Gathegi per l’ottimo Mr.Terrific (a completare il trio dei supereroi amici di Superman c’è anche Isabela Merced, ma la sua Hawkgirl finisce per essere meno interessante). Quello che non è facile da capire è la continua ricerca della risata in alcuni passaggi narrativi, come quando si affrontano personaggi quali il timido giornalista Jimmy Olsen (Skyler Gisondo) o la svampita fidanzata di Luthor, Eve (Sara Sampaio) che finiscono per annacquare i momenti interessanti (che comunque non mancano). Come Gunn ha già dimostrato con il suo “Guardiani della galassia Vol.3” (2023), con i supereroi è possibile raccontare storie di notevole spessore psicologico ed emozionale, virando anche nel dramma. Qualcosa di quell’aspetto autoriale c’è, ma si perde quando non è possibile assaporare del tutto determinati passaggi, immergersi in essi, perché un istante dopo deve arrivare la battuta, la gag o il caos. C’è un bellissimo discorso che potrebbe definire alla perfezione Superman, è quello che viene rivolto a Luthor e che riguarda l’essenza dell’umanità e ciò che accomuna tutti gli esseri umani, se non fosse che appena finito di ascoltare si viene interrotti dal solito Krypto che irrompe per fare danni. E a proposito di uguaglianza, è evidente che la politica qui si fa sentire eccome, soprattutto se il termine “alieno”, con cui l’Uomo d’Acciaio viene spregiativamente definito a più riprese, è il termine con cui negli States si indicano gli immigrati irregolari. Ma si vede anche nella rappresentazione dello stato di Barovia, palesemente ispirata da una visione della Russia putiniana che scade nel farsesco, soprattutto nel rappresentarne il suo viscido presidente. Bisogna dire qui che in un titolo di tale livello, con un budget tanto elevato, lascia stupefatti l’imbarazzante sciatteria con cui viene messa in scena l’invasione del Jarhanpur: pochi mezzi e soprattutto una totale mancanza di verosimiglianza su qualsivoglia aspetto di una operazione militare su vasta scala. E sì, anche volendo applicare una buona dose di sospensione dell’incredulità (indispensabile per poter andare a vedere un film di questo tipo), è incredibile vedere come quello che dovrebbe essere un colossale spostamento di soldati e veicoli, si riduca letteralmente a quattro blindati ed un carro armato che buttano giù una blanda rete metallica solo per affrontare non un esercito nemico (che visto l’annunciato scontro dovrebbe essere già pronto e schierato), ma una folla di contadini armata di forconi e sassi! Di altre assurdità ce ne sono a iosa, come un enorme drago che spunta chissà come in mezzo a Metropolis senza che nessuno se ne accorga e soprattutto senza che nessuno intervenga (ma i militari americani non erano in stato di massima allerta?), anzi Superman è costretto a salvare in una sequenza al ralenti, pubblicizzatissima, una bambina che passeggia tranquilla proprio sulla piazza in cui l’enorme rettile semina distruzione. Insomma, ci sono onestamente tante buone idee sparse però in un film confuso, dove in seguito alla miriade di montaggi e rimontaggi fatti per soddisfare un po’ tutti, si perde il meglio di ciò che Gunn è in grado di offrire. Si cerca di riflettere, ma c’è troppo “rumore di fondo”. Si prova a emozionare ma poi ci si smarrisce in figure caricaturali come purtroppo risultano essere i coniugi Kent, ridotti ad incarnare i luoghi comuni con cui le nuove generazioni deridono spesso chi ha passato gli “anta” (la madre Martha che grida nel cellulare con le mani a coppetta è veramente un’idea triste). C’è il padre, Jonathan, che offre i suoi umili ma saggi consigli, ma anche stavolta un bel momento viene interrotto troppo presto da una battuta, dalla fretta di passare oltre. E lo stesso vale per la figura di Metamorpho (Anthony Carrigan), creatura multiforme schiavizzata da Luthor con la minaccia di far del male all’innocente figlio, mantenuta dalla scrittura ad un livello bidimensionale. Forse nella sceneggiatura ci sono troppi personaggi, troppa carne al fuoco e, dietro le quinte, troppe persone a dare indicazioni e fare pressioni. Vedremo se il Superman di Gunn otterrà il successo sperato, forse lo avrà tra i più giovani che non hanno mai visto l’originale di Donner che, con i suoi tanti difetti, aveva un impatto emotivo enormemente superiore. E forse l’avrà tra il pubblico che non si farà troppe domande, portandoci i bambini che poi andranno matti per Krypto. Noi, viste le premesse e le potenzialità inespresse delle idee messe in campo, avremmo voluto vedere decisamente di meglio.
Massimo Brigandì









