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Successor

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VOTO: 9,5

Voglio essere il vento

La 13ma edizione del Karawan Fest, che si è svolta nel Parco Sangalli di Torpignattara a Roma, unendo esperienza cinematografica e sapori orientali, ha visto, tra i suoi eventi, la serata cinese, culminata con la proiezione dell’esilarante Successor di Peng Damo e Yan Fei, che noi di Cineclandestino avevamo già apprezzato pochi mesi fa alla sua prima uscita italiana in quel di Udine, in concorso alla 27ma edizione del Far East Film Fest, e che abbiamo rivisto con piacere nell’arena sotto le stelle organizzata dal Karawan Fest a due passi dall’acquedotto romano Alessandrino, costruito nel 226 d.C. per volere dell’imperatore Alessandro Severo.

Successor, definito anche il Truman Show cinese. è stato il film di successo della stagione estiva cinese 2024, grazie al perfetto equilibrio tra comicità demenziale, satira pungente e un giusto tocco di sentimentalismo, come è peculiare del gruppo Mahua FunAge, di cui i registi e sceneggiatori Peng Damo e Yan Fei sono membri storici. Il film, incentrato sulla famiglia di Ma Chenggang, prende di mira alcuni dei pilastri fondamentali della cultura cinese: il valore dell’educazione, la disciplina, la pietà filiale, mettendo a confronto gli storici valori socialisti di povertà con il moderno capitalismo sfrenato in un esilarante (e a tratti toccante) Truman Show ai danni del giovane figlio Ma Jiye. Lo stile narrativo è quello ormai distintivo dei film di Mahua FunAge, una comicità surreale e prettamente gestuale che si snoda attraverso una serie di gags e vignette divertenti, caratterizzate dall’uso esuberante delle espressioni facciali dei due ‘genitori’ protagonisti, Sheng Teng e Ma Li, attori dalla lunga carriera teatrale alle spalle, e da esagerazioni di ogni sorta, dalle situazioni ai nomi dei luoghi. Il tutto accompagnato perfettamente dalla colonna sonora di Peng Fei.

Ma Chenggang (Shen Teng), sua moglie Chunlan (Ma Li) e il giovane Ma Jiye (Xiao Bochen) vivono con la madre di Chenggang (Sa Rina) in condizioni di estrema povertà in un edificio fatiscente, costringendo il piccolo Jiye a una vita di studio e sacrifici nella speranza che un giorno possa entrare nella prestigiosa università di Tsingbei, cambiando le sorti della famiglia. Ma, come in un familiare Truman Show, è tutta una farsa: i Ma sono infatti miliardari. Il padre, tipico esponente della generazione cresciuta nella Cina socialista che si è arricchito dopo le riforme del ‘socialismo con caratteristiche cinesi’ ed ossessionato dall’idea che viziare i figli porti a risultati disastrosi (e l’esempio del primo figlio, il bistrattato Ma Dajun, sembra dargli ragione), decide di crescere Jiye in una sorta di mondo virtuale creato tutto intorno a lui, educandolo sì ai principi della disciplina, della responsabilità e della pietà filiale, ma al contempo controllando la sua vita come un burattinaio che muove i fili, grazie ad una rete di dipendenti (cuochi, insegnanti, collaboratori di ogni sorta) che si muovono in perfetta sincronia intorno al giovane. Gli anni passano, e Jiye (ora interpretato da Shi Pengyuan), ormai cresciuto, inizia a chiedersi se non stia vivendo in un universo parallelo, controllato da forze soprannaturali; il giorno fatidico dell’esame di ammissione all’Università di Tsingbei, Ma Jiye, deciso a prendere la pillola rossa, entra nella Tana del Bianconiglio, rimettendo tutti i tasselli dell’intricato puzzle al loro posto…

Successor è un film che diverte fino alle lacrime, lasciando purtuttavia un retrogusto dolce-amaro: dal personaggio centrato sebbene non centrale di Ma Dajun, il figlio ‘dimenticato’ che cerca in ogni modo di conquistare il rispetto paterno, sino all’idea educativa di Ma Chenggang, che risulta inizialmente esilarante, ma muta nei suoi sviluppi in un paternalismo egoistico, teso non solo ad ingannare ma finanche a manipolare Jiye, sacrificandone aspirazioni e desideri per il proprio volere. Potente e toccante in questo senso la canzone I want to be the wind di Sir Deer che scorre sui titoli di coda: “hai controllato la mia vita come un aquilone, ma io non voglio essere il tuo aquilone, voglio essere il vento”. Finalmente libero.

Michela Alois

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