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Silent Land

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VOTO: 7

Tourist Exploitation

Particolarmente ricca di opere prime questa decima edizione di Ciak Polska. Venerdì28 ottobre alla Casa del Cinema è stata la volta di Silent Land, lungometraggio molto atteso in quanto co-prodotto da Polonia, Repubblica Ceca e Italia, le cui riprese hanno trovato casa in un angolo della costa sarda decisamente suggestivo, anche per via di quelle rocce a picco su un mare indubbiamente da favola, nelle giornate più serene, burrascoso e dall’aria minacciosa in certe notti di tregenda. Vi sono del resto Paradisi sempre pronti a trasformarsi in Inferni. Ed è proprio il “dark side” dell’animo umano, nonché di una società occidentale alla cui opulenza quasi mai corrispondono valori etici altrettanto saldi, il tema più forte dell’opera.

Un’opera prima, dicevamo. E la giovane Aga Woszczyńska, presente al festival dove si è generosamente concessa a un lungo Q&A col pubblico, ha dimostrato qui di avere una visione molto matura sia a livello estetico, che per quanto concerne le ricadute socio-politiche del proprio registro narrativo.
Del resto, sollecitata dalle domande del moderatore Pontiggia e di alcuni spettatori, non ha esitato a scomodare modelli come Antonioni o Haneke (sebbene a noialtri sia venuto in mente anche il non menzionato François Ozon), per la sua ricerca espressiva. La poetica del Maestro del cinema italiano a lei più caro fa breccia in Silent Land (eloquente in tal senso anche la scelta del titolo) non soltanto per quelle dinamiche di coppia improntate a incomunicabilità e diffidenza reciproca, ma anche per le particolari relazioni spaziali che vanno ad instaurarsi tra i protagonisti e i luoghi da loro attraversati durante la vacanza, siano essi gli interni così freddi, estranei e respingenti della grande villa in affitto oppure un paesaggio circostante tanto bello quanto osservato distrattamente, con ostentata noncuranza. Mentre agli implacabili e lucidissimi teoremi cinematografici di Michael Haneke riconducono diversi elementi, non ultime l’evidente mancanza di empatia e l’anaffettività di fondo riscontrate nell’altera coppia borghese, in particolare dopo la drammatica scomparsa di un lavoratore straniero percepito sin dall’inizio come un corpo estraneo. Corpo sacrificabile e spogliato della propria umanità (non soltanto dai biondissimi, algidi protagonisti, ma anche dalle svogliate forze dell’ordine intervenute sul posto) pure da morto.

Dramma di una borghesia immersa in un grigio materialismo e complice così del proprio spaesamento, thriller psicologico sottotraccia, Silent Land prende a modello il cinismo e la debolezza caratteriale dei due facoltosi turisti polacchi sbarcati in Sardegna, per allargare con sottigliezza il discorso alla profonda crisi morale di un Occidente globalizzato che ha totalmente perso l’equilibrio; e che preferisce girarsi dall’altra parte o infilare la testa nella sabbia come gli struzzi, al minimo accenno di dramma.
Forte di tale consapevolezza, l’autrice Aga Woszczyńska pare aver già trovato le forme rappresentative maggiormente idonee a trasferirne, sul grande schermo, le coordinate essenziali: da un utilizzo appropriato e oltremodo significativo del fuori campo, alla gestione sottilmente ansiogena del sonoro. Ben calibrate anche le scelte di casting. E se nell’impersonare la giovane coppia sposata i due attori polacchi Agnieszka Żulewska e Dobromir Dymecki (coi quali la regista ha affermato d’aver già lavorato in precedenza e si vede) sono perfetti, dignitosa seppur un po’ stereotipata appare la partecipazione del cast italiano (comprendente anche lo sfortunato lavoratore di fuori); mentre un piccolo tocco di classe, almeno a nostro avviso, è aver coinvolto nel progetto tramite un personaggio apparentemente marginale ma a suo modo rivelatore il francese Jean-Marc Barr, del quale sarebbe riduttivo sintetizzare qui una carriera internazionale di tutto rispetto, che l’ha visto lavorare assieme a cineasti del calibro di Luc Besson, James Ivory e Lars von Trier.

Stefano Coccia

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