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All You Need is Death

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VOTO: 8,5

Chi ha paura delle vecchie ballate?

Niente da eccepire: l’Irlanda, noi di Cineclandestino, ce l’abbiamo nel cuore, e siamo ampiamente ripagati dalla visione di film sempre interessanti ed originali. Ecco, All You Need is Death di Paul Duane (regista e sceneggiatore), in concorso nella sezione LP Feature della 11esima edizione del SeeYouSound Film Festival, è decisamente uno di questi: ancor più che originale, è decisamente fuori dalla norma, inquietante ed enigmatico. Possiamo definirlo un folk horror irlandese fino al midollo ma dalle atmosfere lynchane in stile Twin Peaks; la storia più che raccontata scorre a pennellate, ogni scena è un quadro che intriga, mentre l’orrore si annida nel profondo della tradizione pregaelica, svelato poco alla volta sino al finale che suona quasi apocalittico. E a proposito di suonare: l’oscura colonna sonora è – casualmente – di un altro Lynch, Ian della band drone-folk Lankum, che ha dato vita per All You Need is Death ad un mix di pezzi folk, chitarroni lenti e metallari, synth d’atmosfera, che impregnano l’opera senza essere invadenti.

Il plot è quantomeno curioso: Anna (Simone Collins), cantante folk irlandese dalla voce cristallina, ed il suo ragazzo Aleks (Charlie Maher), “estraneo balbuziente” dalle origini russofone, sono “cacciatori di musica”: vanno in cerca di rare interpretazioni di canzoni folk spesso sconosciute, perchè tramandate solo oralmente o di tradizione familiare, per rivenderle a un mercato nero di collezionisti. Si riuniscono finanche in una sorta di circolo segreto – quasi un’associazione di alcolisti anonimi- capitanata dalla losca Agnes (Catherine Siggins). Il guaio – e la svolta thriller/horror – si ha quando incappano nell’anziana Rita (la straordinaria Olwen Fouéré) e nella canzone tabù tramandata di madre in figlia (esclusivamente in linea femminile) in una lingua antica, precedente il gaelico; assolutamente proibito registrarla, trascriverla, farla ascoltare ad un uomo. Ovviamente, nessuno di questi divieti sarà rispettato. E che l’orrore abbia inizio!

Non sveliamo oltre sulla trama, che si snoda tra strane morti, rapimenti, tradimenti, misteri antichi, mentre passato e presente si intrecciano e si sovrappongono, con il passato che stende le sue mani arcuate sul presente, ridando alle leggende ed al mito la loro potenza primordiale. Curioso che il titolo, All You Need is Death, richiami alla memoria la leggerezza della beatlesiana All you need Is Love; ma in fondo, sempre di canzone d’amore si tratta, anche se – in questo caso – di tipo decisamente malefico. “There’s nothing you can do that can’t be done”, cantavano Paul e John, ed il re protagonista dell’oscura ballata, tradito in amore, arriva a vette incredibilmente alte di vendetta, estendendo la sua maledizione fino ad oggi. O forse non proprio oggi; dai registratorini alle cassette, sino alla ricerca sui libri della biblioteca, in All You Need is Death la tecnologia non impera: ci troviamo per certo verso in un presente che è per noi già passato, in una sorta di cortocircuito temporale affascinante e coinvolgente. Dalla brughiera irlandese ai tipici pub, l’ambientazione contribuisce a questa sensazione di tempo- non tempo, come se la storia fosse cristallizzata in un istante preciso eppure dai contorni sfocati. Ecco, è questa atmosfera rarefatta e per certo verso angosciante il fil rouge di un’opera che sorprende ad ogni cambio di passo, ad ogni svolta; un’atmosfera lynchana, dicevamo, ma inserita in un contesto totalmente irlandese, che arriva fino al punto più oscuro senza via di ritorno.

Stefano Coccia

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