Quenottes

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8.5 Awesome
  • voto 8.5

Una collezione molto preziosa

Può una storiella innocente, raccontata per addolcire la pillola e rendere meno amaro ai più piccini il trauma per la perdita di un amato dentino, diventare improvvisamente un vero e proprio incubo ad occhi aperti? Certo che si e quella narrata in Quenottes ne è la dimostrazione lampante.
Anche noi di Cineclandestino lo abbiamo potuto constatare, poggiando lo sguardo per ben due volte sul pluri-premiato cortometraggio co-diretto da Pascal Thiebaux e Gil Pinheiro, in occasione delle proiezioni italiane alle ultime edizioni del Ravenna Nightmare Film Fest e del Trieste Science + Fiction Festival. In entrambe le kermesse abbiamo potuto assistere al drastico cambio di pelle alla quale è stata sottoposta la celeberrima storia dell’adorato topolino dei denti, conosciuto anche come la fatina dei dentini, che nelle mani della coppia franco-equadoregna si è trasformata nel tessuto narrativo di un sanguinolento fanta-horror con protagonista uno psicopatico e nevrotico roditore ossessionato dalla sua collezione di trofei dentali.
Gli amanti del genere impazziranno sicuramente davanti a questo cambiamento nel DNA. Del resto, non è la prima che ci troviamo al cospetto di una simile mutazione. Basta pensare, ad esempio, quante rivisitazioni in chiave dark, gotica o horror, ci sono state di Biancaneve negli ultimi decenni. La curiosità vera e però capire come verrà vissuta e in caso accettata da un pubblico non adulto, anche se dubitiamo fortemente che lo short possa, anche solo per sbaglio, arrivare alla sua portata. Ma chi vi scrive appartiene a un’altra fascia d’età, che di Quenottes ha apprezzato davvero tutto, compresa la mutazione.
Il corto di Thiebaux e Pinheiro è un live action di ottima fattura, che può contare su un plot semplice, ma tremendamente efficace. L’idea di partenza, anche se non inedita, è vincente e il risultato finale non può che giovarne. Prima di Quenottes, infatti, sei anni fa Ascanio Malgarini e Christian Bisceglia ci avevano deliziato con una versione macabro-fiabesca dal titolo The Fairy. Le differenze sono però sostanziali, in primis dal punto di vista del quantitativo di sangue versato e dall’efferatezza delle dinamiche che caratterizzano la produzione francese. Senza dimenticare la resa e la confezione, che nel caso di Quenottes raggiungono livelli altissimi. E il merito è tanto della regia quanto degli effetti visivi.

Francesco Del Grosso

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