Police

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7.0 Awesome
  • voto 7

Destini incrociati

Il cinema di Anne Fontaine può piacere oppure no, del resto il gradimento nei confronti dell’operato di un regista è sempre soggettivo e varia da spettatore a spettatore. Non si può non dire però che si tratti di una cineasta coraggiosa, che fugge volutamente dalle comfort zone e che non ha paura di sporcarsi le mani con storie che trattano direttamente o indirettamente tematiche scivolose, spesso rivolgendo lo sguardo al passato per parlare del presente. Con Police, invece, il presente ha deciso di guardarlo diritto negli occhi attraverso un’immersione di 24 ore nel cuore di un commissariato di polizia parigino, con l’immigrazione clandestina e le espulsioni sullo sfondo. Tematiche, queste, caldissime e di strettissima attualità, tenendo presente le derive violente delle forze dell’ordine che hanno segnato il 2019 in Francia e più di recente oltreoceano con la morte dell’afroamericano George Floyd per mano di un agente statunitense.
La cineasta lussemburghese però non si è tirata indietro, al contrario è partita dalle pagine dell’omonimo romanzo di Hugo Boris per disegnare sul grande schermo un affresco raffinato e credibile della professione del poliziotto, così duramente bersagliata, screditata e messa in discussione dai fatti e a causa delle cattive azioni di mele marce. Un lungo turno di notte a bordo di una volante diventa così il “campo di battaglia” di un conflitto umano e morale che metterà alla prova le coscienze di tre agenti incaricati di scortare un migrante illegale all’aeroporto Charles de Gaulle, dove sarà rimpatriato a forza con un aereo. Quando però gli agenti scoprono la verità sul detenuto dovranno prendere una decisione difficile. Parte da qui un poliziesco atipico che va nella direzione opposta e contraria a quelli firmati da Olivier Marchal, scegliendo di percorrere la strada della verità e del dramma a sfondo sociale.
Il tutto raccontato con il senso dell’essenziale e l’efficacia della messa in scena tipici della Fontaine, ben supportati da un trio d’attori eclettico e variegato (Virginie Efira, Omar Sy e Grégory Gadebois), capace di restituire le sfumature caratteriali e professionali dei personaggi a loro affidati. Punti di forza di un’operazione che invece ha il suo tallone d’Achille nell’architettura narrativa, che vede il plot minimalista stressato inutilmente da una stratificazione narrativa in cui i fili mostrano le fasi del racconto da prospettive differenti. Un modus operandi accessorio e futile, che appare più come un vezzo di scrittura che una reale esigenza del racconto. Dove diversamente Police offre il meglio di sé è nei capitoli dedicati alla vita di ognuno dei protagonisti, con la Fontaine che riesce a penetrare con brevi, intense e incisive parentesi nel loro privato, restituendo al fruitore l’altra faccia della medaglia.
Dopo l’anteprima mondiale alla 70esima Berlinale, Police è stato presentato all’undicesima edizione del Bif&st. Per chi se lo fosse perso in entrambe le occasioni, il film uscirà prossimamente nelle sale italiane con Leone Film Group.

Francesco Del Grosso

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