Il giorno sbagliato

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6.0 Awesome
  • VOTO 6

Clacson di cortesia

Se il mattino ha l’oro in bocca e il buongiorno si vede dal mattino, allora per la protagonista di Il giorno sbagliato (Unhinged) quella che si appresta ad affrontare nel film diretto da Derrick Borte è una di quelle giornate infernali che non scorderà per il resto della sua vita. L’ultima fatica dietro la macchina da presa del cineasta tedesco, presentata all’undicesima edizione del Bif&st prima dell’uscita nelle sale nostrane il 24 settembre con Leone Film Group, catapulta lo spettatore senza se e senza ma in un incubo ad occhi aperti, quello di Rachel, una donna che in ritardo a lavoro e con il figlio da accompagnare a scuola, si ritrova imbottigliata nel traffico. Ferma a un semaforo suona il clacson contro un altro automobilista che tardava la ripartenza. Un gesto, questo, così comune e apparentemente innocuo, ma che scatena nell’uomo una furia talmente irrefrenabile da mettere seriamente in pericolo l’incolumità di lei e dei suoi cari. Trattasi, infatti, di un guidatore psicopatico, un folle in preda a un raptus che ha tutte le intenzioni di darle delle autentiche lezioni di vita. Peccato che da velate minacce e da ammonizioni si passa ben presto alle maniere forti.
Insomma prendi In linea con l’assassino, mescolalo con Duel e Un giorno di ordinaria follia, ed ecco qua che sul grande schermo prenderà forma un thriller psicologico legato a doppia mandata ai giorni nostri. Un thriller metropolitano che esplora il fragile equilibrio di una Società spinta al limite, portando qualcosa che tutti abbiamo vissuto – la rabbia su strada – a una conclusione imprevedibile e terrificante. Il risultato è un apologo sull’escalation di violenza quotidiana e imperante, della quale il mondo è ormai assuefatto. Un apologo a tratti crudo (vedi il prologo e l’assassinio dell’avvocato nella tavola calda) e per tutto il resto invece votato al dibattito a buon mercato sulla rabbia crescente, sull’accelerazione incontrollata di un’esistenza senza freni e sull’indifferenza della gente nei confronti dell’altro. Tematiche forti e scivolose che rappresentano le basi su e intorno alle quali sulla carta si è sviluppato un plot ridotto al minimo indispensabile, che perde gradualmente il peso specifico del quale si era inizialmente fatto carico quando dalle parole si passa ai fatti. In quel momento, infatti, il racconto si sbarazza piuttosto velocemente di tutte le implicazioni sociali e se vuoi antropologiche per abbracciare un’altra mission, quella del box-office. Mutazione di approccio che sulla timeline avviene quando la riflessione iniziale e lodevole negli intenti finisce con il diventare lo specchietto delle allodole di un blockbuster d’intrattenimento.
Il giorno sbagliato cambia così connotati, trasformandosi in un gioco mortale del gatto con il topo, o se volete una lotta per la sopravvivenza su quattro ruote ritmicamente coinvolgente, in grado di regalare alla platea qualche sprazzo di buon cinema action e un Russell Crowe non in forma, ma cattivo e furibondo come mai prima sul grande e piccolo schermo. L’interpretazione che offre nei panni di Cooper è per quanto ci riguarda il punto di forza di un film che altrimenti avrebbe avuto poche possibilità di raggiungere la sufficienza. Vedere per credere.

Francesco Del Grosso

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