Outlander – L’ultimo vichingo

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Vichinghi ALIENati!

Il terzo appuntamento del Cineting, cineforum norreno organizzato dall’Associazione Culturale “Fonte di Mimir” con la collaborazione proprio di Cineclandestino, ha per noi un significato particolare: la proiezione odierna segna infatti il debutto di un terzo filone del suddetto cineforum, quello dedicato alle più svariate contaminazioni tra il fantasy e la realtà storica. Oggi, 12 dicembre, oltre alla terza puntata della serie Vikings verrà infatti proiettato Outlander – L’ultimo vichingo di Howard McCain; un film piuttosto recente, quindi, che nel 2008 ottenne discreta visibilità anche nelle sale italiane, in virtù della sua spettacolarità e di un cast decisamente di prim’ordine.

Cos’è che colpisce, in prima battuta, di questo lungometraggio che impone sin dalle scene iniziali un gran ritmo narrativo, associato a invenzioni di sceneggiatura talvolta davvero improbabili e in altri casi intriganti? Innanzitutto l’assunto di base alquanto spericolato del plot. Si immagina infatti che in piena Era Vichinga un’astronave precipiti nei pressi di alcuni villaggi della Scandinavia, lasciando a piede libero un carico potenzialmente molto pericoloso. Gli unici a sopravvivere allo schianto sono infatti due forme di vita aliena, tra loro diversissime. Il primo superstite è un umanoide (e che umanoide, direbbe il pubblico femminile! Lo interpreta infatti l’aitante Jim Caviezel) appartenente a quella civiltà, che scopriremo aver già colonizzato altri pianeti. Questo guerriero dello spazio si chiama Kainan. Ma l’altra creatura uscita indenne dalla nave spaziale può essere ritenuta, ahinoi, il classico “ospite indesiderato”. Trattasi infatti di un mostruoso essere dalle abitudini anfibie, in grado da solo di provocare autentiche stragi. Il suo nome è Moorwen ed ha in dotazione esche luminose, una corazza apparentemente impenetrabile, zanne fameliche e una ferocia non comune nel dare la caccia alle proprie vittime e divorarle vive. Ma da un successivo racconto dello stesso Kainan verremo a scoprire che quel mostro insaziabile era stato a sua volta vittima, tempo addietro, di un’altra e non meno crudele invasione spaziale.

Lo scontrarsi delle ragioni degli umani e di quelle, magari primitive ma in qualche misura comprensibili, di una creatura estranea al loro mondo, è un qualcosa che seppur da lontano ci ricorda il film con cui il Cineting aveva esordito: Beowulf & Grendel di Sturla Gunnarsson. E in effetti Outlander – L’ultimo vichingo può anche essere visto così, come una rilettura Sci-Fi del classico mito di Beowulf. Solo che l’empatia nei confronti del mostro qui ha vita breve. Perché le azioni dagli esiti decisamente “splatter” che Moorwen porta a termine, devastando le terre dei Vichinghi in lungo e in largo, sono tali da far poi parteggiare per gli eroici guerrieri che gli si contrappongono. E la non semplicissima integrazione del nuovo arrivato Kainan, con le sue conoscenze superiori, nel villaggio comunque retto da un re saggio, dalla coraggiosissima figlia del re e da un possibile successore ancora troppo impulsivo, finisce per essere il cuore del racconto. Tutto ciò, anche in virtù del carattere godibile e vivace che la descrizione della piccola comunità vichinga assume strada facendo. Non sempre coerente nei suoi sviluppi narrativi, ma fonte di un piacevole intrattenimento, il film di Howard McCain si fa notare più che altro per la cura delle ambientazioni e per la qualità di un cast, che oltre al già citato Jim Caviezel può vantare presenze di spicco come John Hurt, Sophia Myles, Jack Huston e il roccioso Ron Perlman.

Stefano Coccia

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